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Dell’Utri e la mafia, ma nessuno va a casa. Serve un governo di emergenza etica

Pubblicato il 20 Novembre 2010 17:53 | Ultimo aggiornamento: 20 Novembre 2010 17:53

Il senatore Dell’Utri, anche in appello, è stato condannato perché “avrebbe fatto da tramite tra la mafia e Berlusconi, anzi si sarebbe anche fatto garante della presena del mafioso Mangano nella villa del Cavaliere..”.

Di fronte ad una simile sentenza anche il più fervente garantista dovrebbe avere un soprassalto e invitare quanto meno il senatore a dimettersi dal parlamento europeo e il presidente del Consiglio ad autosospendersi in via cautelare. Altrove non sarebbe neppure necessario chiederlo, sarebbe ritenuto eticamente ancor prima che politicamente un atto dovuto.

Non da noi, qui si possono leggere e ascoltare motivazioni strabilianti, si va dal classico “Basta con la giustizia politica, non ci faremo processare dalle toghe rosse..”, sino alla fantasmagorica: “Una buona sentenza ha dimostrato che i rapporti con la mafia ci furono, ma solo prima del 1994 quindi Berlusconi e i suoi hanno intrattenuto buoni rapporti come imprenditori,tali rapporti si sarbbero interroti prima della sua discesa in campo..”.

Ne consegue una sorta di prescizione postuma, anzi il Tg1 potrebbe aproffitarne per titolare: “Quasi assolti Berlusconi e Dell’Utri”, se non fosse una tragedia sarebbe davvero una farsa, una sorta di mistero buffo raprresentato e interpretato dal genio beffardo di Dario Fo.

Invece no! Siamo di fronte alla realtà, alla constatazione che i rapporti con la mafia ci furono, che gli incontri ci sono stati, che i canali di comunicazione erano costanti, che quanto meno gruppi mafiosi sono stati all’origine di un’immensa fortuna imprenditoriale, dalla quale è poi discesa una altrettanto immensa fortuna mediatica prima e politica poi.

Provate a mettere insieme questa sentenza con le motivazioni della sentenza Mills e ne avrete un quadro degno del crollo di Pompei. Non vi è dubbio che bisognerà aspettare anche la sentenza di terzo grado, e chi sa cosa si inventeranno prima di quella data, quale scudo, quale lodo, quale dolo tenteranno di imporre pur di ostacolare l’accertamento di una verità sempre più vicina.

Del resto provate voi a nascondere in casa un mafioso dichiarato e ricercato, provate poi a dire che non eravate al corrente, e poi vedrete quale trattamento vi sarà riservato dlla polizia e dagli inquirenti, nel migliore dei casi vi manderanno a fare una breve vacanza nel più vicino manicomio giudiziario. Altro che candidarvi alla presidenza del Consiglio, fareste fatica ad ottenere una licenza per una farmacia comunale della più piccola frazione del più disagiato comune di montagna.

Al di là della vicenda specifica, pur gravissima, cosa accadrà adesso? Il presidente della Camera e i suoi che, della legalità repubblicana e della lotta alle mafie hanno fatto una bandiera, faranno finta di nulla o la porranno pesantemente sul tavolo della trattativa? Le camicie verdi ritroveranno uno scatto d’orgoglio o resteranno a cuccia sperando in qualche osso con la scritta federalismo? Nel gioco tutto tattico di queste ore ci sarà ancora spazio per la questione morale o bisognerà far tutti finta che sia meglio andare avanti così e prorogare di qualche mese questo orrendo spettacolo? Mai come in questo momento sarebbe opportuno che da Fini a Bersani, da Casini a Di Pietro, da Rutelli a Vendola, da Montezemolo a chi volete voi, partissero altrettanti videomessaggi per staccare la spina e dar vita davvero ad un governo di emergenza etica e costituzionale.