Diffamazione. Appello a Pietro Grasso: querele temerarie, arma di mafia

di Giuseppe Giulietti
Pubblicato il 10 agosto 2015 10:25 | Ultimo aggiornamento: 10 agosto 2015 10:27
Diffamazione. Appello a Pietro Grasso: querele temerarie, arma di mafia

Diffamazione. Appello a Pietro Grasso: querele temerarie, arma di mafia

I senatori della Repubblica, quando saranno chiamati a dare il voto definitivo sulla legge sulla diffamazione, leggeranno prima la relazione votata dalla commissione bicamerale antimafia?

Lo speriamo vivamente perché la commissione presieduta da Rosy Bindi ha approvato la relazione predisposta, con grande perizia e passione civile, dall’onorevole Claudio Fava, dedicata proprio alle forme di intimidazione “mafiose” contro i cronisti.

Il lavoro di ascolto e di preparazione è stato accurato e capillare.

Sono stati ascoltati sindacati, editori, giornalisti, magistrati, associazioni come Ossigeno che, ogni giorno, documenta intimidazioni ed aggressioni contro chi tenta di Illuminare le zone del malaffare e della corruzione.

La relazione finale non solo documenta la crescente aggressività delle mafie ed i casi di intimidazione palese, ma concentra l’attenzione anche sull’uso delle cosiddette “querele temerarie” diventate uno degli strumenti di intimidazione preventiva più utilizzato ed efficace.

Claudio Fava, senza infingimenti di alcun tipo, ha ricostruito modi e forme di questa sorta di agguato legale e legalizzato, che si esercita soprattutto contro i giornalisti che operano nelle zone di frontiera, spesse sprovvisti dei più elementari diritti contrattuali.

Al solo sentore di una possibile inchiesta, cominciano a fioccare le intimidazioni, gli inviti a piantarla subito e, subito dopo, piovono le richieste di danni, si “sparano” risarcimenti da milioni di euro.

Nella maggior parte dei casi quegli “spari” risulteranno a salve, finiranno negli archivi dei tribunali, ma intanto avranno prodotto l’effetto di mettere sotto pressione editori e cronisti costringendoli sulla difensiva e talvolta all’autocensura.

Per queste ragioni lo stesso Claudio Fava ha sollecitato azioni di contenimento del fenomeno, meccanismi che scoraggino il “Querelante Temerario” e lo costringano a pagare un prezzo per le sue molestie all’articolo 21 della Costituzione.

Purtroppo il testo approvato alla Camera, ed ora all’esame del Senato, non ha recepito questa ed altre proposte.

Per questo ci permettiamo di chiedere al presidente Pietro Grasso, che ha seguito con grande attenzione e sensibilità tutta la discussione, di far pervenire ad ogni senatore la relazione della commissione antimafia, affinché siano almeno accolte le proposte e le indicazioni approvate in quella sede.

Mai come in questo caso sarebbe davvero opportuno che “la mano destra sappia quello che fa la sinistra..”. E viceversa.