Giulietti contro tutti i bavagli, da Prodi a Berlusconi da Mastella a Alfano: perché affossare la legge

di Giuseppe Giulietti
Pubblicato il 9 Luglio 2010 8:41 | Ultimo aggiornamento: 21 Ottobre 2010 20:10

Sulle ragioni dello sciopero non ho nulla da aggiungere all’editoriale di Franco Siddi, segretario dei giornalisti italiani. Come potevano non scioperare dopo che la stessa forma di lotta, a suo tempo, era stata decisa contro la legge Mastella sulle intercettazioni, per altro condivisa da quasi tutti i deputati di tutti gli schieramenti?

Sarebbe stato singolare che, in questa occasione la guardia fosse risultata più bassa, anche perchè il testo predisposto da Alfano è assai peggiore di quello, già brutto, voluto dal governo di centro sinistra (e che detto per inciso mi rifiutati di votare insieme con altri nove colleghe e colleghi).

Ancor prima di affrontare i temi legati al diritto di cronaca sarà appena il caso di ricordare le parole con le quali un uomo moderato e distante da ogni forma di protagonismo, quale è il procuratore anti mafia Pietro Grasso, ha liquidato un testo che rischia di colpire a morte lo stato di diritto e la stessa sicurezza nazionale. Non a caso il presidente Fini, dopo quella drammatica testimonianza, ha testualmente dichiarato: “Dopo l’audizione di Grasso non possiamo far finta che non sia successo nulla”.

La parte relativa al diritto di cronaca è ulteriormente peggiorata rispetto al testo Mastella: sono state inasprite le sanzioni a carico dei giornalisti e degli editori,è stato introdotto un divieto totale di pubblicazione su tutti gli atti sino al pubblico dibattimento, sono state sottratte competenze all’Ordine dei giornalisti in materia di sanzioni e di autoregolamentazione deontologica, sono state predisposte norme tese a colpire la rete, il tutto in un contesto di ripetute aggressioni nei confronti dei giornali e dei giornalisti non allineati.

Se la questione reale fosse stata quella relativa al diritto alla riservatezza, sarebbe bastato accogliere le proposte avanzate dai più raffinati giuristi e costituzionalisti in materia di udienza filtro, di soppressione delle parti non rilevanti delle intercettazioni, di nuovi compiti affidati alla autorità di garanzia per la privacy.

Questa strada non è stata neppure tentata perchè non è questo l’obiettivo della legge, che si propone invece , come ha scritto in modo limpido il professor Rodotà, di oscurare la pubblica opinione, di renderela meno informata e dunque meno libera.

Tutto il resto sono balle che non hanno ingannato nessuno. Non a caso l’Osce ha già inviato una ammonizione all’Italia invitandola a non compiere nuovi passi falsi in materia di libertà di informazione.

Le principali associazioni internazionali e nazionali degli editori e dei giornalisti hanno parlato di una pietra tombale sul diritto di cronaca. Persino le autorità di garanzia delle comunicazioni e della privacy hanno dovuto segnalare, nelle loro relazioni annuali, che si corre il rischio di una eccessiva compressione del valore costituzionale della libertà di informazione.

Di fronte a questo quadro cosa avrebbero dovuto fare i giornalisti e le loro organizzazioni?  Si può e si deve discutere delle forme di lotta, si debbono individuare tutte le strade possibili, sicuramente questo tema sarà al centro della riflessione e della azione che il sindacato e tante associazioni dovranno fare dopo la giornata del 9 luglio. Sarebbe infatti un errore liquidare frettolosamente consigli e proposte che vengono da donne e da uomini che non possono minimamente essere sospettati di “connivenza con il nemico”, come si usava dire un tempo.

Per respingere l’assalto in corso e affossare definitivamente la legge bavaglio, ci sarà bisogno di allargare il fronte, sino a comprendere quel pezzo della destra che, anche su questo tema, non sembra disponibile a ratificare passivamente e supinamente i voleri del capo supremo.

Se la giornata del silenzio avrà successo e lo sciopero riuscirà sarà meglio per tutti e dal 10 luglio sarà più facile costruire le condizioni affinche questa legge o sia ritirata o sia affondata nelle aule del Tribunale di Strasburgo prima e della Corte Costituzionale poi.