Intercettazioni e bavaglio, Orlando ha la delega ma noi…

di Giuseppe Giulietti
Pubblicato il 29 Settembre 2015 11:30 | Ultimo aggiornamento: 29 Settembre 2015 11:30
Intercettazioni e bavaglio, Orlando ha la delega ma noi...

Il ministro della giustizia Andrea Orlando ha la delega sulle intercettazioni. Ne farà buon uso?

“Ci è  andata bene, il Parlamento ha delegato il ministro Orlando a predisporre una nuova regolamentazione sulle intercettazioni…”, cosî un giovane e appassionato cronista mi ha comunicato la sua soddisfazione per lo scampato pericolo.

Temo, per lui e per noi, che il giovane amico non abbia colto la gravità della decisione.

Conosciamo da tempo il ministro Andrea Orlando e, anche noi  fatichiamo a vederlo nei panni del censore e dell’imbavagliatore, ma il punto non è questo.

Il ministro dovrà tenere conto degli umori della sua maggioranza e di tanta parte del Parlamento che, da tempo, chiede un regolamento di conti con giudici e cronisti.

Al centro della discussione non ci cono le garanzie per tutti i cittadini, ma la riduzione dell’uso delle intercettazioni e soprattutto il divieto di pubblicale.

Da tempo magistrati e giornalisti hanno avanzato proposte che vanno in questo direzione: dalla udienza filtro alla eliminazione delle intercettazioni riguardanti i soggetti terzi e non coinvolti nelle inchieste, dalla estensione dell’uso della rettifica alla istituzione di uno specifico Giurí per la lealtà della informazione.

Nulla di tutto questo è mai stato recepito, anzi spesso non è stato neppure preso in considerazione.

Il ministro Orlando eserciterà la  delega in questa direzione?

Sarà salvaguardato il diritto del cronista ad informare e quello dei cittadini ad essere informati?

Quello che si è sentito in aula e che si è visto, anche in occasione della legge sulla diffamazione, non lascia bene sperare e la delega al governo non potrà che ridurre la dialettica politica e parlamentare che, pure, in altri tempi consentí di modificare e di stoppare le diverse leggi bavaglio presentate dall’ex cavaliere.

Rispetto ad allora, spiace dirlo, si registra una diffusa distrazione, una certa rassegnazione ed anche quella doppia morale per la quale si trova giusto consentire ai presunti amici quello che non si è concesso al “Cavaliere nero”.

Per queste ragioni non possiamo condividere le speranze del giovane cronista che tanto confida nella generosità del ministro e ci permettiamo di consigliare a lui e a noi stessi di svegliarci dal torpore e di tornare a far sentire almeno qualche flebile voce di dissenso, senza dare “delega” a nessuno.