“Italia in Europa anche nella informazione”: candidati con Art.21

di Giuseppe Giulietti
Pubblicato il 9 Febbraio 2013 10:05 | Ultimo aggiornamento: 9 Febbraio 2013 10:05

” Fusse che fusse la vorta bbona?”, così l’indimenticabile Nino Manfredi avrebbe forse commentato la Dichiarazione comune presentata da Articolo 21 e che ha registrato la inaspettata firma di un inedito schieramento politico.

Il documento chiede al prossimo Governo e al prossimo Parlamento, numeri permettendo, di agganciare l’Italiana all’ Europa anche in materia di libertà dei media, abbandonando quella triste posizione che attualmente occupa in tutte le graduatorie internazionali.

I punti della dichiarazione riguardano la soluzione del conflitto di interessi, le normative anti trust, la liberazione delle Autoritá di garanzia e della Rai dal controllo diretto dei governi e dei partiti, la tutela della autonomia della rete, l’introduzione di uno specifico reato a carico di ostacola il diritto di cronaca e la ricerca della veritá, e ovviamente il No ad ogni riedizione, comunque camuffata, delle leggi bavaglio, anche nelle sue versioni ” Tecniche o tecnocratiche”.

Questa carta, che troverete nella sua versione integrale sul sito di articolo 21, é stata sottoscritta da Bersani, da Fini, da Roberto Rao, da Ingroia, da Andrea Olivero, già presidente Acli e sostenitore della lista Monti, da Tabacci e Donadi del centro democratico e da oltre 40 candidate e candidati.

Si tratta di uno schieramento inedito, composto da donne e da uomini che, in queste ore, sono persino in aspra polemica tra loro, ma che hanno trovato un punto d’intesa su una questione essenziale per il futuro democratico del paese.

Reggerà nel tempo? Si passerà dagli impegni alle leggi? Quali compromessi saranno raggiunti nel corso della discussione e delle votazioni?

Lo vedremo e sarà bene non coltivare illusioni eccessive, visto quello che è accaduto nel ventennio trascorso, tuttavia sarebbe ingeneroso sottovalutare il fatto che nulla di simile si era mai registrato nel passato.

Su questi punti si erano sempre registrate profonde spaccature anche all’interno del solo centro sinistra, spaccature che avevano poi impedito di affrontare e risolvere il nodo del conflitto di interessi, consentendo così ad uno dei giocatori, certo, proprio lui, Berlusconi, di essere il controllato e il controllore, di disporre dell’interruttore mediatico, di disporre del polo Raiset e di somministrare randellate politiche e mediatiche sulla testa degli oppositori e di quanti cominciavano a dissentire anche dentro la destra.

Forse l’ampia e trasversale compagnia dei randellati ha preso coscienza che questi temi non erano una fissazione di alcuni “Antiberlusconiani di professione “, ma una emergenza democratica non più aggirabile e rinviabile.

Un grazie, infine, a Marco Benedetto, direttore di Blitz, a Paolo Gentiloni, a Gennaro Malgieri e a Vincenzo Vita, che pure scrivono su questo blog, perché, partendo da posizioni diverse, non hanno aspettato l’ultimo istante per lanciare l’allarme e per denunciare i bavagli di ogni natura e colore.