Leone d’oro alla carriera, il giusto premio per Francesco Rosi

di Giuseppe Giulietti
Pubblicato il 10 Maggio 2012 14:15 | Ultimo aggiornamento: 10 Maggio 2012 16:01

Francesco Rosi (LaPresse)

ROMA – Alla ” giovane età” di 90 anni, il regista Franceso Rosi si è visto assegnare il Leone d’oro alla carriera, il prestigioso riconoscimento della Biennale di Venezia. La notizia ci ha fatto davvero piacere, perché  Rosi ci ha regalato film che hanno davvero segnato la vita di tutti noi e, soprattutto, hanno costretto l’Italia a riaprire pagine che erano state pesantemente sigillate, quasi secretate.

Come dimenticare ” Salvatore Giuliano”, il film dedicato al bandito separatista, ai suoi rapporti con la politica, alle modalità di una esecuzione che giá portava le impronte congiunte della mafia e di chi avrebbe avuto invece, il compito di contrastarla.  Fu una delle prime trattative tra stato e antistato.

Per non parlare de “Le mani sulla città”, la pellicola dedicata al sacco di Napoli, alla distruzione del territorio, alla prima tangentopoli, ad una questione morale che martoriava l’Italia, allora come oggi.

Nella serata di apertura della Mostra veneziana sarà proiettata la versione restaurata del film “Il caso Mattei”, magistralmente interpretato da Gian Maria Volontè , dedicato alla puntuale ricostruzione della vita e delle opere di Enrico Mattei, il presidente dell’Eni che inseguiva il sogno della autonomia energetica, disturbava le sette sorelle americane, e, pur di raggiungere i traguardi, non esitava a pagare ricche tangenti ai partiti di governo.

Quel film costrinse le autorità a fare almeno finta di riaprire le indagini su un incidente che aveva ed ha le caratteristiche di un sabotaggio lungamente meditato e preparato con cura.

Il suo cinema,davvero ” Civile”, non ha mai voluto piegarsi ai riti della propaganda, al comizio travestito, alla militanza che prevale sulla ricerca artistica, a scapito del rigore e della definizione dei più alti standard qualitativi e professionali. Speriamo che, in concomitanza con la rassegna veneziana, la Rai vorrà trovare il modo e il tempo per onorare Francesco Rosi, ritrasmettendo magari alcune delle sue opere più prestigiose e significative.

Non sarebbe solo un gesto di dovuto cortesia nei confronti del grande maestro napoletano, ma anche un regalo ai milioni di italiani che lo hanno apprezzato e soprattutto un regalo a quanti, soprattutto i più giovani, non hanno mai avuto l’opportunità di conoscerlo, così anche loro potranno scoprire che molti dei mali di oggi affondano le radici nei ” misteri” raccontati da Rosi e restati ancora irrisolti, forse lo resteranno per sempre.