Conflitto di interessi, asta per le frequenze… che fine hanno fatto?

di Giuseppe Giulietti
Pubblicato il 6 Dicembre 2011 11:30 | Ultimo aggiornamento: 6 Dicembre 2011 11:40

ROMA – Siamo tra quelli che hanno votato la fiducia al governo Monti senza retropensieri e senza aver nulla da chiedere, nè sopra, nè sotto il banco.

Votare la fiducia non può significare, tuttavia, la dismissione dello spirito critico e l’obbligo di applaudire ogni decisione del governo.

Non ci è piaciuto, per esempio, il modo ed il tono con il quale il professore ha liquidato il tema dei conflitti di interessi, quelli vecchi e quelli nuovi.

Allo stesso modo non abbiamo apprezzato l’annuncio, poi ritrattato, di andare a “Porta a Porta”, ancor prima che alle Camere, per illustrare il suo piano si risanamento economico.

Sotto questo profilo la continuità con la lunga stagione berlusconiana appare quasi totale.

Per restare in tema, dobbiamo segnalare che il governo, sino ad oggi, non ha inserito tra le misure urgenti una asta vera e propria per l’assegnazione delle nuove frequenze per la tv digitale.

Sappiamo che il meccanismo individuato è quello più gradito al polo Raiset, e soprattutto a Mediaset, perché un bene pubblico sarà regalato, alla faccia del rigore e della equità.

Per quale ragione si possono prendere di mira le pensioni , ma non si può neppure nominare la parola “asta” per le frequenze, quasi fosse una bestemmia in chiesa?

Naturalmente speriamo di essere smentiti, ne saremmo felicissimi!