Monti e il “fare come in Europa”. Perché non vale per il conflitto di interessi?

di Giuseppe Giulietti
Pubblicato il 5 Gennaio 2013 19:50 | Ultimo aggiornamento: 5 Gennaio 2013 19:50

Mario Monti (foto Ansa)

ROMA – In questi giorni ci è capitato spesso di non condividere le parole pronunciate da Mario Monti ed in particolare la sua richiesta di ” silenziare” questo o quello. Concordiamo invece con la sua richiesta rivolta alla Rai di rendere noti i dati relativi alla presenza dei politici in tv, sia nel l’ultima periodo, sia relativamente a tutto il 2012.

Si tratta di una richiesta doverosa e legittima e che dovrebbe essere estesa anche alla Autorità di garanzia che ha il compito di monitorare tutte le reti, pubbliche e private. In particolare si tratta di conoscere in modo dettagliato I cosiddetti ” Tempi di antenna” e cioé quelli nei quali il politico di turno esprime direttamente il suo pensiero, sapendo che un conto é apparire  ripetutamente alle 20 ed un altro essere invitati alle due della notte.

Ci auguriamo che la richiesta di Monti, che si aggiunge a quella di altri, sia recepita, che questi dati siano forniti, e che, almeno durante la campagna elettorale, siano resi pubblici ogni 3 giorni e magari dati in estratto nei diversi Tg,come per altro ha già deciso di fare il Tg2.

La conoscenza formale dei dati consentirà, al di là della polemica quotidiana, di scoprire quali siano stati i  veri soggetti oscurati e quali misure debbano essere adottate per ristabilire un clima,quanto meno, di ” Decenza democratica”.

Resta, tuttavia, l’anomalia italiana rappresentata dall’irrisolto conflitto di interessi e dal controllo diretto che partiti e governi continuano ad esercitare sulle Autoritá di garanzia e sulla Rai. Uno dei soggetti in gara è il proprietario di un impero mediatico e ne dispone a suo piacimento.

Mario Monti, in qualità di presidente del Consiglio, ha indicato il presidente dell’Agcom e, con procedura assolutamente inedita, ha nominato  contestualmente il nome  del presidente e del direttore generale della Rai, andando oltre i poteri previsti dalla normativa in vigore.

Quelle forzature, salvo pochissimo eccezioni, tra queste Blitz , furono salutate con entusiasmo da chi, nel centro sinistra, si era assunto il ruolo di osannare, sempre e comunque, le scelte di Monti e da chi, nel centro destra, sperava di ritardare o bloccare l’asta per l’assegnazione delle frequenze digitali, obiettivo per altro centrato. Lo spettacolo di questi giorni discende dalle scelte compiute negli anni e nei mesi precedenti.

Da Mario Monti e dagli altri protagonisti vorremmo sapere se e come tenteranno di porre un rimedio a questa anomalia, in altre parole se il ” Fare come in Europa” si estenderà anche ai diritti civili, alle norme antitrust, alla autonomia e alla libertàdi informazione, oppure se, in questo caso, lo “Spread”  potrá continuare a restare su livelli disastrosi. In questo caso sarà almeno il caso di non fingere indignazioni postume!