Dopo il saggio Mubarak, cosa dirà Berlusconi a difesa di Gheddafi?

di Giuseppe Giulietti
Pubblicato il 19 Febbraio 2011 12:14 | Ultimo aggiornamento: 19 Febbraio 2011 12:14

Il colonnello Ghedaffi ha deciso di mettere le mani anche su Internet e di oscurare la rete per impedire che, dentro e fuori la Libia, si possano vedere e conoscere i massacri e le repressioni in atto.

“I nemici della rete”, questo è il titolo di un documentatissimo libro, curato dal professor Arturo di Corinto, che descrive con cura scientifica non solo le modalità dell’oscuramento, ma anche il vero e propio odio che i dittatori e gli autocrati nutrono per la conoscenza e per la diffusione delle immagini e dei fatti sgraditi.

Siamo in presenza di una sorta di internazionale del bavaglio che assume forme e volti diversi e non risparmia neppure le nazioni che credono di essere immunizzate dal virus della censura.

Basti pensare alle leggi bavaglio già approvare in Ungheria e annunciate proprio in Italia.

La situazione della Libia, come quella dell’Egitto, della Tunisia, è ovviamente molto più grave perchè l’oscurameto della rete si aggiunge alla repressione dei più elementari diritti politici, civili, umani, alla negazione della possibilità stessa di esprimere una qualsiasi forma di dissenso.

Di fronte a quello che sta accadendo non possiamo limitarci ad assistere, a guardare le immagini in tv, o peggio a nasconderci dietro il cinismo della diplomazia che sconsiglia di rompere le scatole all’amico libico.

L’Italia, soprattutto l’Italia di Berlusconi, non può fingere di non vedere e di non sentire.

Appena qualche mese fa il colonnello è stato ospitato con tutti gli onori, gli sono state consentite scene da clown ( per usare l’espressione che i dispacci Usa hanno usato nei confronti del nostro presidente del Consiglio) , ha persino invitato una platea scelta di giovani donne ad abbandonare il cristianesimo e ad abbracciare l’islamismo, non sappiamo per la verità con quali risultati, ma questi sono affari del Vaticano..

Tra una cavalcata e l’altra si è anche occupato di soldi perchè, come è noto, sui soldi si fondano le più belle relazioni internazionali, quelle che consentono di mettere tra parentesi anche i diritti umani e quelle quattro “scemenze” che si declamano durante le feste comandate, quelle servono solo per esportare la democrazia sulla canna del fucile, laddove ci sono le fonti della ricchezza, mica valgono per la Palestina, per la Birmania, per la Libia, ci mancherebbe altro!

Gli italiani e i libici hanno così visto le immagini festanti dei loro governanti sorridenti e orgogliosi della reciproca amicizia.

Ancora oggi a Tripoli, nei negozi, e persino sulle facciate di alcuni palazzi campeggiano le immagini di Ghedaffi, in grande, e di Berlusconi, in piccolo, a perenne testimonianza di una amicizia profonda, come quella che ci lega per altro all’amico Putin.

Ebbene se quelle foto sono vere, e lo sono, se quelle immagini sono altrettanto fedeli, e lo sono, se davvero le relazionoi bilaterali sono così solide e fraterne, cosa intende fare l’Italia di fronte a quello che sta accadendo, anzi cosa ha già fatto?

Farà sentire la sua voce? Ha attivato i canali diplomatici? Ha protestato per le violenze e per la brutale repressione? Darà ospitalità ai dissidenti politici che scapperanno verso l’Italia o li riconsegnerà alla Libia?