“Grazie Napolitano!”. L’unico argine ai pasticci di Berlusconi, Bondi, Tremonti, Brunetta…

di Giuseppe Giulietti
Pubblicato il 24 Novembre 2010 18:25 | Ultimo aggiornamento: 24 Novembre 2010 18:25

Giorgio Napolitano

Grazie presidente Napolitano! Grazie perché, tra mille difficoltà, tra imboscate di ogni natura e trappole disseminate ovunque, sta cercando di salvaguardare la Costituzione, di impedire che la immondizia politica e morale travolga davvero tutto e tutti. Le sue parole hanno costretto un Berlusconi rabbioso, basti pensare alla penosa scena che si è consumata durante la puntata di Ballarò, a tirare fuori dal cassetto il decreto sullo smaltimento dei rifiuti, ad affidare l’ultima parola in materia di appalti al presidente della regione Caldoro, quello contro il quale Cosentino e soci avevano preparato la trappola per sbarazzarsi della sua presenza.

Napolitano va anche ringraziato per aver fatto sentire la sua voce a sostegno del patrimonio culturale nazionale, dei nostri tesori in pericolo, dei talenti del cinema, della musica, del teatro, della danza, delle arti visive, lo ha fatto per scongiurare che altri crolli distruggano i nostri beni storici, che per altro sono un patrimonio mondiale, ma anche una delle fonti della nostra ricchezza spirituale e persino materiale. Le parole del presidente non sono generiche e banali, ma rappresentano uno stop alla delirante campagna di aggressione icontro l’industria culturale nazionale, contro i suoi protagonisti, accusati per altro di non essere fedeli servitori del reame televisivo.

Sarà appena il caso di ricordare le parole sprezzanti usate da Bondi contro le migliaia di persone che hanno protestato per reclamare una legge per il cinema e la reiterazione dei provvedimenti di sostegno fiscale già annunciati dal governo. In altre parole il ministro ha insultato gli autori e i lavoratori del settore perché gli chiedevano di fare quello che lui aveva annunciato, anzi era persino giunto a minacciare le dimissioni, qualora Tremonti non lo avesse ascoltato, in realtà il ministro avrebbe dovuto autodimettersi presentando lui una mozione di sfiducia contro sè medesimo. Per non parlare di Brunetta che, di tanto in tanto, lancia qualche campagna contro quei quattro fannulloni del cinema e dello spettacolo; forse nessuno lo ha informato che i quattro fannulloni sono oltre duecentomila persone e che, accanto ad un pugno di volti noti, ci sono migliaia e migliaia di operai, artigiani, truccatori e truccatrici, trasportatori, amministrativi, creativi, che rappresentano il cuore di un grande sistema produttivo.

La ciliegina finale l’ha messa Tremonti che ci ha spiegato che “con la cultura non si mangia”. Non vi è dubbio che cucinare e mangiare un libro possa risultare indigesto, ma sarà bene non dimenticare che ogni qualvolta, nella cronaca e nella storia più recente, si sono affermate posizioni di questo tipo le conseguenze si sono sempre rivelate disastrose per il bene comune. Non se ne può davvero più di questa finta cultura del fare, di questo disprezzo per quelli che vengono chiamati gli intellettuali, quel culturame che era tanto odiato dagli oscurantisti e integralisti degli anni cinquanta.

Il fare senza principi, l’agire senza riflessione, il fine con tuti i mezzi, non sono un elemento di modernità, ma il ritorno alla primitività della politica e del linguaggio. Per questo Napolitano ha fatto bene a sottolineare il ruolo essenziale della cultura in una società che voglia definirsi compiutamente democratica. Il grande architetto Renzo Piano commentando sconsolato i tagli alla industria della cultura e dello spettacolo commentava sconsolato: “E pensare che un tempo l’Italia era considerato un nano sulle spalle dei giganti, una sorta di grande patrimonio del mondo da salvaguardare e da tutelare…”. Purtroppo per Piano e per tutti noi oggi l’Italia rischia di essere un nano sulle spalle di nani, e non solo in senso fisico.