“Nuova Destra” cresce ma resta ancorata al padre-nonno…

di Giuseppe Giulietti
Pubblicato il 29 luglio 2015 10:28 | Ultimo aggiornamento: 29 luglio 2015 10:28
"Nuova Destra" cresce ma resta ancorata al padre-nonno...

Foto Ap

ROMA – Leggo e rileggo che Berlusconi, dopo l’uscita di Verdini, avrebbe in animo di fare fuoco e fiamme, di stringere l’alleanza con Salvini, di animare una opposizione senza se e senza ma, insomma di rompere ogni ponte con Matteo Renzi. Con buona pace dei pontieri e dei sostenitori del partito della nazione, questa strada dovrà essere comunque percorsa da una destra che dovesse porsi l’obiettivo di rivincere le elezioni politiche.

Le prove generali per altro, sono già in atto in Lombardia, Piemonte, Liguria dove i presidenti Toti, Maroni, Zaia non perdono occasione per presentarsi insieme e condividere azioni comuni, a cominciare dalla opposizione alle politiche di accoglienza verso immigrati e rifugiati. Questa “Nuova destra”, per riuscire nel suo intento, dovrà tuttavia liberarsi dal padre, ormai divenuto nonno, e cominciare a vivere senza la cassa e il conflitto di interessi dell’ex cavaliere.

Quello che un tempo é stata l’arma atomica, mediatica e politica, ora è diventata una palla al piede, una sorta di cappio al collo per i nipotini di Silvio. La rottura definitiva tra Renzi e Berlusconi non potrà esserci sino a quando resterà in piedi la ventennale trattativa sulle tv e sulla torta pubblicitaria.

Persino in questi giorni, tra un proclama e l’altro, i fedelissimi berlusconiani sono impegnati in una dura trattativa su conflitto di interessi e Rai. Il governo, nei giorni dello scontro su legge elettorale e riforma costituzionale, aveva annunciato l’arrivo in aula della legge sul conflitto di interessi, ma il tema sembra essere nuovamente uscito dalle agende parlamentari.

Per quanto riguarda la Rai il vero nodo non è rappresentato, come quasi tutti pensano e scrivono, sulle modalità di nomina del prossimo consiglio di amministrazione, quanto sulla ampiezza della delega da dare al governo in materia di riscrittura della legge Gasparri. Perché mai dovrebbero litigare sul meccanismo di nomina, dal momento che sia la egge in vigore, sia la nuova proposta lasciano inalterato il controllo da parte dei governi e delle forze politiche?

Altra cosa, invece, è la riscrittura della legge Gasparri, perché un conto é dare una delega relativa alla sola Rai, altro sarebbe la riscrittura del sistema integrato della comunicazione, la ridefinizione dei tetti anti trust, il ruolo e la funzione delle Autoritá di controllo, le politiche di sostegno alla innovazione e l’adeguamento della normativa nazionale a quella europea,niente di più, niente di meno. Se il governo dovesse optare per la seconda soluzione allora i fili della ventennale trattativa non riuscirebbero più a resistere ai venti della tempesta politica e alla furiosa reazione dell’ex cavaliere.

Sino a quando questo non accadrà, e probabilmente non accadrà, la trattativa resterà in piedi e le minacce di Berlusconi rientreranno sempre un secondo prima della scadenza dell’ultimatum, anzi due, per non correre il rischio di arrivare in ritardo…