Rai, la gestione “alla vaselina” di Lorenza Lei

Pubblicato il 10 Giugno 2011 12:08 | Ultimo aggiornamento: 10 Giugno 2011 12:08

Non so come sia andata la transazione tra Michele Santoro e la signora Lei, ma so benissimo cosa sarebbe stato detto e scritto se quella intesa l’avesse raggiunta il precedente direttore generale Mauro Masi. Siccome non amo la doppiezza ritengo un gravissmo errore questo sconto di pena riservato alla nuova direzione generale.

Dal momento che non ho mai apprezzato gli sforzi di Masi per buttare fuori dalla Rai quelli che non piacevano a Berlusconi, non vedo motivo alcuno per apprezzare ” gli sforzi alla vaselina” della nuova gestione.

La realtà, per chi vuole vederla, è assolutamente leggibile e trasparente.

Subito dopo la batosta elettorale Berlusconi ha indicato i programmi da sopprimere o almeno da sbattere fuori dai palinsesti della Rai; attraverso il ministro Romani ha chiamato a raccolta i fedelissmi che siedono nel consiglio della Rai. Nell’ordine ha chiesto la testa di Santoro, di Travaglio, di Ruffini, di Fazio, di Floris,, della Dandini e della Gabanelli, quest’ultima più che altro è nel mirino del ministro Tremonti. Una volta svuotata la rete, toccherà al Tg 3 e a Rai News.

Per garantirsi la maggioranza hanno fatto giurare alla signora Lei che porterà alla direzione di Rai Due il giornalista leghista Paragone, qello che in altri tempi voleva boicottare il pagamento del canone di abbonamento.

Da qui la decisone di chiudere il rapporto con Santoro e, a ddirittura di non votare il palinsesto di Rai Tre, perché come ha detto il consigliere della Rai Verro, pasdaran berlusconiano, è ormai giunto il momento : “di mettere fine alla anomalia rappresentata da Rai Tre”.

Se non fosse una tragedia sarebbe una comica, i mazzieri del presidente editore all’assalto dell’unica rete del polo Raisat che ancora sfugge alle mortifere attenzioni di un presidente che ormai si sente prossimo alla fine politica e che reagisce nell’unico modo che conosce: il controllo delle piazze mediatiche, la propaganda, la soppressione delle diversità o, meglio, delle anomalie.

Coloro, e sono stati tanti, che all’atto della nomina del nuovo direttore generale hanno voluto salutare l’inizio di una nuova stagione politica, etica, industriale, farebbero bene ad innestare la marcia indietro e ad esercitare la vitù della prudenza.

Berlusconi avrà pure mille difetti, ma pensare che, di questi tempi, possa lasciare la corda lunga al gruppo dirigente della Rai, significa consegnarsi mani e piedi ai mazzieri del conflitto di interessi che, con o senza vaselina, hanno sempre la stessa missione da compiere che è quella di servire fedelmente il loro signore e padrone.

Naturalmente un secondo dopo la sua caduta molti di costoro indosseranno panni degli agnelli e useranno il liguaggio dei moderati. Sarà il cas di non dimenticare quanto sta accadendo in questi giorni, così tanto per non sbagliare, oggi per domani, il giudizio sugli uomini ed anche sulle donne.

Se invece, dalla parte di viale Mazzini, esistono donne e uomini che vogliono svolgere davvero una funzione di garanzia, dal presidente alla direttrice, lo dicano a voce alto, si rechino dalle autorità di garanzia istituzionali, rassegnino le loro dimissioni, facciano esplodere lo scandalo.

Questo non è certo il momento dei sussurri e delle omissioni!