La seconda sberla

Pubblicato il 13 Giugno 2011 12:24 | Ultimo aggiornamento: 13 Giugno 2011 12:24

ROMA – E due! Dopo la sberla rimediata alle elezioni amministarive, questa volta è arrivata quella nei 4 referendum, forse è uno schiaffo ancora più bruciante, persino umiliante. Dopo lunga e penosa riflessione il presidente aveva scelto di metterci la faccia, di invitare alla diserzione, aveva persino chiesto ai suoi tg di oscurare l’appuntamento, qualcuno, più zelante degli altri, aveva anche sbagliato le date della consultazione.

Il servilismo mediatico si è spinto sino al punto di oscurare il voto del presidente Napolitano, affinchè il suo esempio non risultasse contagioso e soprattutto non suonasse come un gesto polemico verso il loro padrone, rintanato in una delle ville sarde. Nonostante tutto, la sconfitta è arrivata lo stesso, clamorosa qualitativamente e quantitativamente.

Questa volta non sono bastati i brogli mediatici e nepuure quelli politici, che avevano assunto la forma dei decreti truffa, dei ricorsi alla Cassazione e alla Corte Cotituzionale, dei giochi di prestigio sulle schede degli italiani all’estero. Comunque la si giri questa è una sconfitta personale di Berlusconi, del suo carisma, della sua caacità di comunicazione, della sua abilità tattica e strategica. Non basterà una videocassetta trasmessa a reti semi-unificate a ribaltare la situazione.

Tanto per cambiare reagirà imprecando, attaccando la ” stampa di regime”, chiedendo un nuovo governo per la rai, decretando la espulsione dei Fazio, dei Santoro, dei Saviano, minacciando tutto e tutti, ma non gli basterà perchè ormai si è rotto quacosa di profondo, si è incrinato il rapporto di fiducia tra lui e milioni di italiani che pure gli avevano creduto.

Dei referendum si può pensare quello che si vuole , ma milioni di donne e di uomini hanno davvero inteso il loro voto come una scelta tra il bene comune e l’interesse pivato del presidente e della sua corte. Per la prima volta, dopo tanti anni, l’interesse generale ha battuto quel conflitto di interessi che è stato all’origine del suo successo, ma che ora sarà la causa della sua prossima morte politica.