Referendum Fiat, Berlusconi e diritti delocalizzati

Pubblicato il 14 Gennaio 2011 19:58 | Ultimo aggiornamento: 14 Gennaio 2011 19:58

Che commozione: gli operai sono tornati in tv, persino in prima serata!

Naturalmente non ci riferiamo a quelle trasmissioni, come Anno Zero, che queste tematiche non le hanno mai oscurate, bensì a tutti quei tg che hanno scoperto la Fiat solo per via del referendum e della necessità di partecipare al grande referendum nel quale ” O vince il si, o vince il si”.

Dopo anni di indifferenza, le telecamere sono tornate davanti ai cancelli della Fiat per chiedere alla entrata dei turni: ” Lei cosa voterà?”. Naturalmente la maggioranza degli intervistati non ha voglia di parlare e chi si dichiara lo fa comunque con rabbia, con disperazione, stretti nella morsa della necessità e dell’obbligo.

Che differenza tra quei volti e quelle risposte, di qualsiasi tipo, e la sfilata di politici impegnati a dare suggerimenti per il voto.

Il Presidente del consiglio, invece di costruire una ipotesi di mediazione o comunque di stare fuori dalla mischia, ci ha fatto sapere che anche lui in caso di vittoria del no avrebbe portato all’estero i suoi Lingotti e giù risate perchè ormai viviamo in un paese nel quale si pretende il rispetto delle istituzioni da parte di chi sta in fondo alla scala sociale, ma lo stesso rispetto non è più richiesto a chi dovrebbe svolgere il compito di tutelare le istituzioni medesime e la Costituzione.

Non ci interessa in questo momento sapere come andrà il voto nel referendum, ma lo spettacolo rappresentato è stato disgustoso, ha segnato comunque la rinuncia della politica ad esercitare un qualsiasi ruolo, autocostretta a prendere parte per il si e per il no, a delegare ad altri il conflitto politico e sociale e persino le strategie per il futuro.

Ci auguriamo solo che tutte quelle telecamere che hanno illuminato in queste ore i cancelli della Fiat non si ritirino qualche ora dopo la conclusione dello show e che vogliano invece raccontarci finalmente qualche storia di chi vive nelle aziende italiane, delle condizioni di sicurezza, dei loro salari, delle prospettive, di cosa resterà delle promesse di queste ore e perchè mai in questo paese debba essere considerato normale rendere pubblici i compensi dei lavoratori dipendenti e clandestini quelli dei loro manager.

Chi sa, forse anche queste è una delle condizioni indispensabili per la modernizzazione, altrimenti si può sempre delocalizzare qualcosa, per esempio i diritti.