Ma parliamo di Rocco Siffredi o del presidente del Consiglio?

di Giuseppe Giulietti
Pubblicato il 20 Gennaio 2011 17:46 | Ultimo aggiornamento: 20 Gennaio 2011 17:46

Ruby alias Karima el Mahroug

“No, non c’è stata penetrazione e dunque non c’è stata la consumazione e nemmeno il reato, questo spiega che si tratta di una gigantesca montatura…”, così argomentava, con rara eleganza linguistica, uno dei tanti manganellatori che hanno il compito di difendere l’indifendibile e di impedire agli altri di aprire bocca.

Premesso che in questa storiaccia sarebbe meglio evitare il termine montatura, perchè si presta a facili battute e a scontati doppi sensi, ma come si fa a difendere un presidente del consiglio con simili argomenti? Non si rendono conto che, in questo modo, lo hanno già condannato?

Davvero si può ridurre tutto “alla penetrazione”? Stiamo parlando del mitico porno attore Rocco Siffredi o del presidente del Consiglio italiano?

Quello che sta emergendo da quelle intercettazioni è niente altro che la conferma di quello che, intempi insospettabili, aveva già detto la signora Veronica, quando aveva descritto il marito come una persona anziana, ammalata, bisognosa di cure e non di continue e nuove eccitazioni. Per risposta fu sbattuta sulla prima pagina dei giornali di famiglia con il seno di fuori, umiliata, offesa, la prima vittima di quello che sarebbe poi passato alla cronaca come il metodo Boffo.

Le stesse storie, le stesse parole le avevamo già sentito in occasione di altre inchieste, di altre intercettazioni, di altre testimonianze con tanto di foto e di regalini e di farfalline.

Penetrazione o non penetrazione, chiediamo scusa per la volgarità che sta nelle cose e non nella inchiesta, un presidente del consiglio che si è ridotto in queste condizioni e che è costretto a usare i videomessaggi per giusitficarsi dell’ingiustificabile, non può restare al suo posto, non perchè di destra, ma perchè non è più nel pieno possesso delle sue facoltà.

Il presidente che, nascosto dentro una videocassetta tenta di condannare i suoi giudici rappresenta in modo simbolico, persino drammatico, tutta la forza e tutto il limite del suo conflitto di interessi.

La forza sta nella possibilità, unico caso nel panorama dell’Unione europea, di disporre a suo piacimento delle principali reti televisive per dire la sua verità, senza contraddittorio alcuno, senza domande, senza diritto di replica per le persone aggredite e per gli inquirenti.

La debolezza sta nel fatto che quest’uomo non può passare la mano ad un suo collaboratore, perchè non si fida di nessuno, perchè deve stare là per forza, per tutelare i suoi interessi che lo rendono un presidente dimezzato, un’anatra zoppa, una vittima di se stesso e di verità che lui conosce meglio di ogni altro e che vorrebbe esorcizzare.

Non sappiamo se nei bunga bunga del presidente ci siano o meno elementi di reato, questo lo decideranno i giudici che si stanno muovendo con grande attenzione e rigore, sicuramente invece nel bunga bunga che sta tentando ai danni della costituzione e dell’etica pubblica, laica o cristiana che sia, ci sono già tutti gli elementi per reclamare le sue dimissioni o la sua rimozione per manifesta inadeguatezza alla funzione e al ruolo.