Sfida a Matteo Renzi: riforma Rai, proposta Paolo Gentiloni sia la base

di Giuseppe Giulietti
Pubblicato il 24 Marzo 2014 8:07 | Ultimo aggiornamento: 24 Marzo 2014 8:13
Sfida a Matteo Renzi: riforma Rai, proposta Paolo Gentiloni sia la base

Paolo Gentiloni: la sua proposta di riforma Rai serva a Matteo Renzi come base di partenza

In Rai, puntuale, come sempre ad ogni cambio di governo,torna ad essere rappresentato il vecchio copione del “Raibaltone”, il vincitore di turno amerebbe piazzare un suo fiduciario alla direzione generale di viale Mazzini.

Dal momento che questo presidente del Consiglio ha, invece, più volte ribadito che non intende ripercorrere gli schemi del passato vogliamo augurarci che il “Cambio di verso” coinvolga non solo la Rai, ma l’intero assetto dei media, che ha bisogno di essere rivoltato come il classico calzino sporco.

Per queste ragioni e condividendo il lucido editoriale di Giovanni Valentini pubblicato da Repubblica, ci attendiamo che, prima di ipotetici nuovi organigrammi, si riapra in Parlamento un confronto senza pregiudiziali su conflitto di interesse, normativa anti trust e fonte di nomina del Consiglio di amministrazione della Rai, attualmente indicato in esclusiva dai governi di turno e dalle forze politiche prevalenti.

Per altro, su questi temi, esiste un testo presentato dall’ex ministro Paolo Gentiloni, da sempre valido collaboratore di Blitz, e che potrebbe rappresentare il testo di riferimento.

Nel testo di Gentiloni si proponeva una riforma della legge Gasparri, si indicavano norme antitrust ispirate ai parametri europei, si delineava una riforma del servizio pubblico a partire proprio dalle modalità di nomina del Consiglio di amministrazione, riducendo drasticamente il peso della politica.

Quella proposta fu affossata dal fuoco incrociato di chi, all’interno della maggioranza di allora, non intendeva a rinunciare al controllo politico sulla Rai e dal partito del conflitto di interessi che sparó a pallettoni contro qualsaisi ipotesi di nuovo assetto del mercato della pubblicità.

Quella di Gentiloni era una ipotesi moderata e gradualista e da quella ipotesi il governo Renzi dovrebbe prendere le mosse per riaprire la discussione, a meno che, anche questa volta, e per l’ennesima volta, non sia stato raggiunto un ” Tacito patto” con l’ex cavaliere affinché nulla cambi dalle parti del conflitto di interesse e del suo titolare.

Dal momento che non amiamo le dietrologie e i pregiudizi, vogliamo sperare che Matteo Renzi in persona vorrà presto annunciare in quale giorno della sua agenda abbia segnato l’impegno a presentare la proposta relativa al conflitto di interessi e alla modifica dei criteri di nomina del governo della Rai.

Per altro su temi come questi non dovrebbe avere difficoltà a trovare una maggioranza ancora più ampia di quella che sostiene il suo governo.

Berlusconi farà fuoco e fiamme? Sicuramente, ma dal momento che tutti escludono la esistenza di “Taciti patti” non dovrebbe essere un problema far prevalere, dopo un ventennio, l’interesse generale sul particolare.

O no?