Sgarbi in diretta o no sulla Rai? Una lancia per Vittorio

Pubblicato il 14 Maggio 2011 19:59 | Ultimo aggiornamento: 14 Maggio 2011 19:59

ROMA – A costo di scontentare qualche amico e compagno, ma si potrà ancora usare questa parola?, questa volta voglio spezzare una lancia a favore di Vittorio Sgarbi, al quale la Rai, dopo avergli regalato un ricco contratto, vorrebbe ora imporre di non andare in diretta, perchè troppo ” pericoloso”. Per queste ragioni il Vittorio furioso dovrebbe registare, prima il suo programma. Perchè mai? Il suo programma è stato considerato di informazione e il direttore di allora, Mauro Masi, gli ha garantito la diretta, così come accade per altri programmi, più o meno simili.

La decisione della Rai, se sarà confermata, assomiglia a quella di quegli integralisti che speravano di essere assolti perchè imponevano di mettere una foglia di marmo a copertura dei marmorei genitali delle sculture. Troppo comodo, troppo semplice! La Rai ha voluto la bicicletta chiamata Vittorio ed ora non può e non deve impedigli di pedalare. Del resto la Rai sapeva benissimo quello che faceva. Alcune delle più clamorose e volgari sceneggiati del medesimo sono avvenute anche nei contenitori della Rai. Quel contratto è stato imposto da Berlusconi, anche perchè Fedele Confalonieri, che fesso non è, non avrebbe mai ripreso Sgarbi, dal momento che sta ancora pagando per tutte le cause di diffamazione perse dal critico di Ferrara, allorquando, per conto del Cavaliere, sparava mitragliate verbali alle gambe dei giudici e di chiunque osasse mettere in discussione il capo supremo, nonchè suo ufficiale pagatore.

Perchè mai il gaudente cavaliere, durante uno dei momenti più caldi della crisi internazionale, ha sentito il bisogno di recarsi, durante le ore notturne, negli studi Rai dove il suo Sgarbi stava lavorando all’allestimento del programma. Evidentemente i due sono antichi camerati di merende. Proprio per queste ragioni, per un debito di riconoscenza, Berlusconi ha imposto Sgarbi alla rai, che, addirittura, gli ha egalato un ricchissimo contratto e qualche prima serata su Rai uno. Del resto perchè non saldare un debito scaricandolo sui contribuenti e sulla azienda concorrente? Adesso la Rai vorrebe cavarsela introducendo una sorta di censura preventiva, imponendo la preregistrazione, ma questo sarebbe il peggiore degli errori; se la Rai ci ha ripensato ha il dovere di denunciare quel contratto e di affrontare la questione a viso aperto, altrimenti non può certo pensare di introdurre un principio che potrebbe rivelarsi esiziale per il futuro dei programmi di informazione: quello della preregistrazione finalizzata ad una sorta di censura preventiva. Questo principio non ci piace nè per Sgarbi, nè per nessun altro. Le regole si applicano, quando piacciono e quando non piacciono.

Questo principio per quanto ci riguarda vale anche per l’ex direttore generale Alfredo Meocci. Quando Berlusconi lo impose alla rai fummo tra i pochissimi a sostenere che quella nomina non sarebbe stata possibile, perchè, sino a qualche mese prima, lo stesso Meocci era un consigliere della autorità e la legge vietava e vieta ad un commissario di assumere un ruolo dirigente in una delle aziende del settore. Per quella vicenda, per altro, sia Meocci, sia i consiglieri che lo votarono sono stati condannati al pagamento di una forte ammenda dal consiglio di stato. Adesso un tribunale ha invece riconosciuto a Meocci, già dipendente della rai, il diritto al reintegro nel posto di lavoro nella sua qualifica di dirgente, qualifica che già aveva al momento della sua nomina nel consiglio della autorità di garanzia per le comunicazioni. Dal momento che abbiamo sempre sollecitato il rispetto delle sentenze dei tribunali quando a vincere sono stati i Santoro, i Ruffini i, le Ferrario , i Beha e chiunque altro, la stessa cosa la chiediamo per Alfredo meocci, perchè il rispetto delle regole deve valere sempre e comunque, non solo per ” amici e compagni”, così tanto per tornare alla citazione iniziale.