Giuseppe Turani: “L’Italia, un paese frenato”

di Giuseppe Turani
Pubblicato il 27 febbraio 2015 12:28 | Ultimo aggiornamento: 27 febbraio 2015 12:28
Giuseppe Turani: "L'Italia, un paese frenato" (foto Lapresse)

Giuseppe Turani: “L’Italia, un paese frenato” (foto Lapresse)

ROMA – Giuseppe Turani ha pubblicato questo articolo anche su Uomini & Business col titolo: “L’Italia, un paese frenato”.

In questi giorni sono circolate cifre straordinarie sulla crescita italiana. Come se di colpo fossimo diventati un paese moderno, senza rendite, senza burocrazia e senza ladri. Le cose non stanno così. La ripresa è arrivata e qui e là si comincia a sentire. Ma non è ancora il momento di correre. Anche perché la stessa Europa, di cui siamo il vagone di coda, appena se la sfanga.

Di cambiato, rispetto a un anno fa, c’è il Job Act e può essere che molti imprenditori siano d’accordo nell’assumere gente che oggi gravita intorno alle loro attività con formula contrattuali bizzarre o addirittura nulle.

Per il resto, tutto è come prima, con un parlamento quasi ingovernabile, istituzioni decrepite, lobbies che riescono a bloccare anche le cose più ovvie.

In queste condizioni sarebbe un errore aspettarsi un grande crescita, di quelle che fanno gridare di gioia. E infatti, puntualmente, arrivano le previsioni elaborate da Oxford Economics e non c’è proprio da fare capriole.

Per l’anno in corso viene stimata una crescita di appena lo 0,2 per cento. Sono circolate cifre molto più alte (qualcuno si è spinto fino a immaginare lo 0,8 per cento di crescita o addirittura l’1 per cento). Quelli di Oxford, che di solito sono molto attenti prudenti, si spingono a immaginare solo una crescita dello 0,2 per cento.

E anche per l’anno prossimo (e i successivi) non vedono grandi boom dietro l’angolo. =,9 per cento ad esempio nel 2016 e poi 1 per cento per due annidi fila. La media annuale da qui al 2018 dovrebbe essere dello 0,5 per ceto. Nei cinque anni successivi la crescita media annuale dovrebbe arrivare all’1 per cento.

Insomma, la recessione è finita e forse non tornerà mai più, ma l’Italia rimane un paese frenato, che più di tanto non riesce a fare. Non perché non ci sia spirito di iniziativa, ma per le ragioni dette prima: troppa burocrazia, troppa spesa pubblica, mancanza di visione strategica, troppi ladri.

Per usare un’espressione ormai abusata e del tutto consumata, c’è ancora da fare un po’ di rivoluzione liberale. Senza uno Stato più leggero e meno burocratico (e con tasse meno soffocanti) non si va da nessuna parte. Non si può sperare in una grossa crescita quando il fisco si porta metà di quello che viene prodotto. E’ elementare.