Governo alla deriva, i sovranisti d’Europa scaricano l’Italia

di Giuseppe Turani
Pubblicato il 19 ottobre 2018 11:32 | Ultimo aggiornamento: 19 ottobre 2018 11:32
Governo alla deriva. Giuseppe Turani: i sovranisti d'Europa scaricano l'Italia

Governo alla deriva, i sovranisti d’Europa scaricano l’Italia

Governo spazzatura. Giuseppe Turani non usa mezzi termini scrivendo di rissa da commedia dell’arte sul decreto fiscale, che ci ha isolati in tutta Europa, con i sovranisti scatenati contro l’Italia. Da Uomini & Business una amara analisi.

In parte era già stato previsto, ma nessuno avrebbe immaginato che il governo spazzatura fosse così spazzatura, praticamente roba da infilare nell’umido e poi in un buon termovalorizzatore per ridurre tutto in cenere. Da salvare, da recuperare non c’è niente, non una lattina di alluminio o un contenitore di plastica.

L’ultimo caso, ma non il solo, è quello del condono fiscale, la cui storia è in parte nota:

1- Di Maio (sempre lui, l’uomo da Pomigliano che ride in ogni occasione) va in trasmissione da Vespa e tuona: il decreto fiscale è stato modificato da qualche manina misteriosa (non quella di Adamo Smith) e lo ha inviato al Quirinale per la firma, appena esco da qui vado al più vicino commissariato e sporgo denuncia. Lascia intendere che lo scherzo viene dalla Lega. Il Quirinale nega di aver ricevuto il decreto: mai visto.

2- La Lega però precisa: siamo gente seria, non facciamo queste cose, Di Maio era presente e ha approvato quel decreto. Di cosa si lamenta adesso? Se non sa leggere…

3- La questione sta nel fatto che i 5 stelle (honestà, honestà…) sono contrari per principio ideologico a qualunque tipo di condono. Quello approvato, invece, è vastissimo, non resta fuori niente, tutto viene condonato (compreso il non pagamento del bollo auto o spericolati traffici valutari con l’estero).

4- Fra poco ci sarà la grande festa dei 5 stelle e Di Maio trema alla sola idea di presentarsi con quel condono: è la volta che lo prendono davvero a uova marce, Di Battista dal Guatemala è pronto a fulminarlo, e così altri.

5- Parte così la richiesta per rifare il decreto, in termini più moderati e solo per importi più bassi.

6- Salvini (a cui, chissà perché, piace farsi chiamare adesso il Capitano) prima snobba Di Maio dicendo che c’è il derby a Milano e che lui non ha tempo, non ci sarà, facciano pure. I suoi ministri confermano: anche noi abbiamo impegni. Insomma, Di Maio vada a cacare.

7- Poi, il ripensamento. E così sabato, forse, il Consiglio dei ministri si farà. I margini per trattare sul decreto, dice Salvini, sono inesistenti, ma per far contento Di Maio, vediamoci pure.

8- Qui finisce la storia ridicola del decreto fiscale. E comincia quella della manovra.

9- L’Unione viene a Roma e spiega che quella bellissima manovra, quella che cancella la povertà e ogni ingiustizia accessoria, è da buttare: se dovessimo approvarla, ci sarebbe una rivolta in Europa. Subito il cancelliere austriaco Kurz, alleato di Salvini nella chiusura agli immigrati, gran sovranista, tuona: non si fanno sconti all’Italia, non pagheremo per i debiti degli altri. La banda di Visegrad tace, ma la pensa nello stesso modo (i soldi li vogliono per se stessi, per i loro fannulloni, mica per quelli di Di Maio). Gli alleati politici di Salvini, cioè, sono i primi a schierarsi con ferocia contro l’Italia, impegnata nello sforzo millenario di eliminazione della povertà (e, forse, anche dell’infelicità).

10- Risposta, unanime questa volta, del governo gialloverde: la Ue faccia quello che vuole, noi andiamo avanti per la nostra strada.

Non precisano se la direzione sia quella della Grecia o quella dell’Argentina. Pazzi così mai visti nemmeno delle dittature sudamericane.