Governo Conte sarà anomalo ma il problema di Renzi è nella sua fetta della spartizione di 550 nomine nel 2021

di Giovanni Valentini
Pubblicato il 1 Gennaio 2021 19:44 | Ultimo aggiornamento: 1 Gennaio 2021 19:44
Governo Conte sarà anomalo ma il problema di Renzi è nella sua fetta della spartizione di 550 nomine nel 2021

Governo Conte sarà anomalo ma il problema di Renzi è nella sua fetta della spartizione di 550 nomine nel 2021

Governo Conte anomalo. Fa specie, osserva Giovanni Valentini sulla Gazzetta del Mezzogiotno, che Italia Viva, per bocca della ministra Teresa Bellanova, se ne sia accorta dopo quasi un anno e mezzo. Che è “anomalo” avere lo stesso premier a capo di due governi di colore politico diverso. Prima, quello giallo-verde basato sul “contratto” M5S-Lega. Poi quello giallo-rosso fondato sull’accordo Pd-M5S.

Fu proprio il partitino di Matteo Renzi a propiziare il Conte bis, allo scopo dichiarato di isolare Matteo Salvini ed evitare le elezioni anticipate.

Da “pesce-pilota” dell’esecutivo, Italia Viva rischia così di trasformarsi in “mosca-cocchiera” per condizionarne l’orientamento e la direzione in forza del suo modesto 2 o 3 per cento.

Se è “anomalo” oggi avere il medesimo Giuseppe Conte Galla testa di un governo di colore diverso, lo era già nell’agosto 2019. Quando Renzi a sorpresa aprì ai Cinquestelle. I suoi parlamentari votarono poi la fiducia. E la pugliese Bellanova accettò la carica di ministro delle Politiche agricole, alimentari e forestali.

Se anomalo è il premier, anomalo è anche il Governo

E se è “anomalo” il premier, lo è di conseguenza anche l’esecutivo da lui guidato e di cui lei stessa fa parte insieme con la collega Elena Bonetti (Pari opportunità e Famiglia). Dobbiamo dedurne che l’ex rottamatore aspira ormai a interpretare questo ruolo in pianta stabile, a tempo indeterminato. Per svolgerlo in servizio permanente effettivo?

A quanto sembra di capire, Renzi vorrebbe un governo istituzionale, cioè un governo di “larghe intese”, un “governissimo guidato magari da Mario Draghi. Ora non c’è dubbio che l’ex governatore della Banca d’Italia ed ex presidente della Banca centrale europea sia in questo momento la figura più autorevole e rappresentativa del nostro Paese agli occhi del mondo. Economista, accademico, banchiere, dirigente pubblico, Draghi ha tutti i titoli per assumere una tale responsabilità.

Per una lunga consuetudine professionale che risale al 1991, quando fu nominato direttore generale del ministero del Tesoro, posso testimoniare – per quello che vale – il suo rigore e la sua correttezza. Anche nei rapporti con i mezzi d’informazione. E aggiungo, se è consentita, un’autocitazione. Avendo proposto dalle pagine del settimanale L’Espresso la candidatura di Carlo Azeglio Ciampi alla presidenza del Consiglio, quattro anni prima che ciò avvenisse, personalmente reputo Draghi all’altezza del suo illustre predecessore.

Non è un mistero, del resto, che viene generalmente considerato il personaggio più quotato per succedere a Sergio Mattarella alla presidenza della Repubblica.

Quale maggioranza per un nuovo Governo?

Ma con quale maggioranza potrebbe nascere nell’attuale Parlamento un Governo istituzionale? È questa la domanda fondamentale a cui bisogna cercare di rispondere. Prima di lanciare un’ipotesi del genere come un ballon d’essai. E coinvolgere un nome prestigioso come quello di Draghi nel teatrino della politica italiana. Quasi fosse un fantasma da evocare. Posto che sarebbe opportuno allargare la base parlamentare per affrontare l’emergenza economico-sociale prodotta dalla pandemia. E per gestire al meglio i 209 miliardi di euro del Recovery Fund. Con quali forze politiche si potrebbe costituire oggi un governo di “larghe intese”?

In questa prospettiva, bisognerebbe aprire le porte della maggioranza al centrodestra o almeno ad alcune sue componenti. Diciamo Forza Italia e forse la Lega. Dato che Giorgia Meloni con il suo linguaggio fin troppo franco ha già annunciato coerentemente la propria ostilità a una “ammucchiata”.

Oppure, se i Cinquestelle – com’è probabile – non fossero disponibili, si potrebbe formare una nuova maggioranza e un nuovo governo tricolore bianco-rosso-verde, con la Lega, il Pd e Forza Italia più la pattuglia di Renzi. Ammesso e non concesso che il Partito democratico possa accettare una convivenza così eterogenea e impegnativa. O infine, per completare lo scenario delle ipotesi, si dovrebbe rovesciare la maggioranza legittimamente in carica. E sostituirla con un nuovo governo guidato dal centrodestra e appoggiato da Italia Viva.

Per Mattarella ci sono solo le elezioni

Al di là dell’effettiva praticabilità di queste tre alternative, c’è il fatto però che il Capo dello Stato – al quale l’articolo 70 della Costituzione assegna il potere di sciogliere le Camere – ha lasciato trapelare che, in caso di una crisi di governo, si tornerebbe alle urne. Per le elezioni politiche anticipate.

Ed è chiaro che un’eventualità del genere risulterebbe quanto mai nefasta in piena epidemia, all’inizio della campagna vaccinale di massa e in vista dell’arrivo dei primi fondi europei. Sarebbe una prova di grande instabilità e scarsa affidabilità da parte dell’Italia, con probabili ripercussioni anche sul nostro rating sui mercati finanziari.

Da ex rottamatore, dunque, Renzi rischia di diventare adesso uno sfasciacarrozze. E si candida così a fare il “serial killer” dei nostri premier.n senso metaforico, s’intende. Lui continua ogni giorno a lanciare ultimatum. E a minacciare la resa dei conti con il governo giallo-rosso. E in effetti, ha i numeri o numeretti in Parlamento per aprire la crisi, dopo l’approvazione definitiva della legge finanziaria.

Forse ci sarà solo un rimpasto

A meno che, alla fine, non si risolva tutto con un rimpasto o un rimpastino per dar vita a un Conte ter, eventualmente con due vice-premier come Luigi Di Maio (M5S) e Andrea Orlando (Pd). Nel frattempo, si parla già di una candidatura di Roberto Fico a sindaco di Napoli. Di una possibile successione di Dario Franceschini alla presidenza della Camera. Con conseguente valzer delle poltrone ministeriali. In attesa, magari, di spartirsi la “grande torta” delle 550 nomine nelle aziende e negli enti pubblici o para-pubblici in calendario nel 2021. Anno nuovo, politica vecchia. Auguri!

da La Gazzetta del Mezzogiorno