Governo, la crisi? Per Renzi è colpa del No al Referendum. Senza riforme…

di Giuseppe Turani
Pubblicato il 30 aprile 2018 9:45 | Ultimo aggiornamento: 30 aprile 2018 9:45
Governo, la crisi? Per Renzi è colpa del No al Referendum. Senza riforme...

Governo, la crisi? Per Renzi è colpa del No al Referendum. Senza riforme…

Governo in fieri. Renzi è tornato e Di Maio può andare a casa. O accetta i voti del “male assoluto”, cioè di Berlusconi, o può smetterla di firmarsi “il capo politico”, e ritagliarsi un ruolo da peones della politica. Questa è la sintesi della situazione politica italiana tracciata da Giuseppe Turani in questo articolo pubblicato anche su Uomini & Business.

Matteo Renzi è tornato e la novità è che si tratta del Renzi prima maniera, cioè quello delle riforme.

Il casino attuale, ha spiegato, non è figlio del voto del 4 marzo di quest’anno, ma del voto contro le riforme del 4 dicembre del 2016. Per evitare di ritrovarci nella stessa situazione, bisogna ripartire da quel voto e correggerlo: come minimo, abolizione del senato e sistema elettorale a doppio turno.

Chiude ai 5 stelle in modo definitivo, ma propone un governo “con chi ci sta” per le riforme. In caso contrario, perdiamo solo del tempo.

La reazione dei 5 stelle sarà rabbiosa. Soprattutto perché Luigi Di Maio ha finalmente capito che non vedrà mai palazzo Chigi, a meno che Berlusconi (ma è molto difficile) in un momento di confusione mentale non si faccia da parte autonomamente.

Come è ovvio, i grillini hanno già cominciato con il dire che loro erano pronti a dare a dieci milioni dei loro undici milioni di elettori il reddito di cittadinanza, ma che l’ostinazione di Renzi impedirà che ciò avvenga.

Si tratta di una bugia colossale, come ho già spiegato. Il reddito di cittadinanza desiderato dai grillini è uno scherzo che costa 100 miliardi di euro. E oggi nel mondo non esiste nessuno che abbia voglia di “prestarci” questi soldi, che sarebbero comunque un nuovo debito, pagherebbero cioè americani, tedeschi, francesi, giapponesi e chissà chi altro. Si tratta di pura stupidità grillina e di quelli che ci hanno voluto credere. Con 2300 miliardi di debiti, ci mettiamo a distribuire stipendi gratis a dieci milioni di persone a spese dello Stato? Solo la psichiatria potrebbe spiegare questa proposta.

Adesso, la partita si riapre. Non sarà facile. Poteri forti e poteri deboli non vogliono le riforme e non vogliono governi autorevoli. Preferiscono giocare con gente come Di Maio, che alla sera non sa più quello che detto alla mattina. E che dietro si tira un universo di persone assetate di posti pubblici e di stipendi, magari anche con segretaria  e autista. Quindi facile da addomesticare.

Sarà una lunga battaglia. Ma vale la pena di farla. Alla fine, potrebbe anche essere vinta.

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