Governo Salvini & Di Maio, i conti di Turani 100 miliardi di buco in più per Bibì e Bibò

di Giuseppe Turani
Pubblicato il 13 maggio 2018 18:21 | Ultimo aggiornamento: 13 maggio 2018 18:21
I conti di Turani sul governo di Salvini e Di Maio

Governo Salvini & Di Maio, i conti di Turani 100 miliardi di buco in più per Bibì e Bibò

Governo Salvini & Di Maio, Giuseppe Turani fa i conti: sono 100 miliardi [App di Blitzquotidiano, gratis, clicca qui, Ladyblitz – Apps on Google Play] di buco in più per Bibì e Bibò. In questo articolo pubblicato anche su Uomini & Business, sostiene che il conto finale del programma Salvini-Di Maio sarà sopra i 100 miliardi. Stamperemo moneta, dicono. Ma l’Italia non stampa moneta da anni. I soldi li stampa solo Draghi.

Si sente dire che Bibi e Bibò abbiano già raggiunto l’accordo su 7-8 argomenti, ma che intendano arrivare almeno a dieci. Secondo i primi calcoli, la parte ci accordo già raggiunta costerebbe sui 60-70 miliardi. Il gran finale dovrebbe superare i 90. Poi ci sono i 20 miliardi di euro per evitare lo scatto dell’Iva e qualche arretrato. E siamo sui 110 miliardi.

A domanda “ma chi paga”, uno di quelli addetti alla stesura del “contratto per il governo del cambiamento” avrebbe risposto: faremo come il Giappone, stamperemo soldi. Peccato che l’Italia non stampi più soldi da un sacco di anni. Li stampa solo Mario Draghi alla Bce di Francoforte. E Draghi non è certo uno che prenda ordini da Salvini o da Di Maio.

Ma questo è solo l’inizio. Non vale nemmeno la pena di stare a leggere il famoso contratto: un affare da oltre 100 miliardi di spese nell’Italia di oggi è semplicemente una bestialità priva di senso, si fa prima a andare a piedi da Bari al Santuario di Santiago di Compostela. Da Bruxelles arriverà un Vaffa che quelli di Grillo sembravano carezze. I mercati faranno altrettanto. E il contratto per il governo del cambiamento finirà nella spazzatura insieme ai suoi autori.

Ma questo, si diceva, è quasi un dettaglio. Poi ci sono almeno tre novità importanti.

1- La prima è rappresentata da Mattarella. Il presidente ha, giustamente, riscoperto Luigi Einaudi e quindi ha spiegato a Bibi e Bibò che stessero calmi: tocca a lui nominare il presidente del Consiglio, non a loro due e tanto meno alla piattaforma Rousseau o a Davide Casaleggio. E, ha aggiunto, anche i ministri li nomina lui: se gli propongono dei deficienti, basta che tiri una riga e non saranno mai ministri.

Bibi e Bibò si stanno spartendo tutto in queste ore come ragazzi che abbiano trovato per terra il portafoglio di papà, ma Mattarella ha ricordato loro che, alla fine, si va a giurare da lui. E l’impressione è che non voglia nessuno dei due a palazzo Chigi e nemmeno la Lezzi all’economia. Palazzo Chigi, economia, esteri e interni (sembra di capire) sono ormai dei sorvegliati speciali da parte di Mattarella, che sarà inflessibile.

Ma poi è andato avanti. Ha ricordato che Einaudi rimandò indietro, non firmò e non promulgo, leggi già approvate dal Parlamento con la motivazione che mancava la copertura finanziaria (come invece prescrive tassativamente la Costituzione). Sulla base di quello che si sa oggi nessuna delle cose che intendono fare Bibi e Bibò dispone di una qualsiasi copertura finanziaria. Quindi loro legiferano e vanno in piazza a vantarsi della flat tax o del reddito di cittadinanza, ma Mattarella non approva: non avete detto dove trovate i soldi, ragazzi. Con l’aria tira c’è il caso che Mattarella, alla fine, diventi la vera opposizione di questo primo governo populista, se mai nascerà. E si aprirà quindi una crisi istituzionale di non poco rilievo. Un vero casino.

2- E’ tornato Berlusconi, che fra non molto sarà eletto deputato, nel pieno quindi della sua operatività come politico. E qui devono tremare sia Salvini che Di Maio. Salvini deve stare attento a come si muove perché Silvio in Parlamento lo può spingere sullo sfondo, non più capo del centrodestra, ma portatore d’acqua e anche un po’ sospetto. Berlusconi, a dispetto dell’età, ha grandi progetti per il suo rientro. E il primo è quello di riaccreditarsi presso le cancellerie europee e i suoi amici del Ppe (la Merkel prima di tutti). E quindi portarsi dietro Salvini sarebbe come presentarsi in giro con un vistoso buco nei pantaloni. Salvini, in un modo o nell’altro, va ricollocato nelle retrovie. Non lo ha ancora capito, ma è la fine che farà. La stagione delle ruspe sta finendo.

Ma anche i 5 stelle sono nel mirino del Cavaliere, che li detesta da sempre perché sono esattamente il contrario del mondo che sogna lui. E infatti ha detto che li manderebbe a pulire i cessi a Mediaset. Adesso sembra che abbia aggiunto che prima o poi (meglio prima), se questo governo dovesse partire, li farà schiantare. Visto che al Senato hanno meno di dieci voti di maggioranza, l’operazione è largamente alla sua portata.

3- L’ultima novità è che, sotto sotto, Di Maio non ha ancora rinunciato all’idea di andare a palazzo Chigi. Lì sta il potere, lì ci sono le nomine da fare, lì c’è il grande colpo di immagine. Ma non  ci riuscirà perché, a parte lui e Casaleggio, nessuno lo vuole in quel posto. Non lo vuole Mattarella, non lo vuole Salvini, non vuole Berlusconi. Ma Di Maio sa, perché glielo hanno spiegato, che tutta la sua politica dopo le elezioni, tutte le giravolte, hanno un senso se lui mette il sedere sulla poltrona di capo del governo. Se deve fare solo il vice, di un  signor X, magari scelto da Mattarella, non è escluso che si getti nel Vesuvio: fine prematura di una delle carriere più roboanti e inutili della storia italiana.

Infine, ci sarebbe da parlare del Pd, il suo momento è tornato, ma se il Pd rimane quello che è, un aggregato di anziani litigiosi, persi intorno alle discussioni sulla barba di  Carlo Marx, allora non serve a niente. La sinistra italiana va ricostruita quasi da zero (anche nella sua parte renziana), togliendole ogni traccia di populismo e facendola diventare un po’ moderna. Impresa oggi alla portata di pochi dentro il Pd, forse di nessuno.

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