Grecia a pezzi, Europa aiuta a ricostruire. La sinistra-sinistra lo capisce?

di Giuseppe Turani
Pubblicato il 14 luglio 2015 14:13 | Ultimo aggiornamento: 14 luglio 2015 14:14
Grecia a pezzi, Europa aiuta a ricostruire. La sinistra-sinistra lo capisce?

Grecia a pezzi, Europa aiuta a ricostruire. La sinistra-sinistra lo capisce?

ROMA – Giuseppe Turani ha scritto per Uomini & Business un articolo intitolato “L’anima greca e quella europea“. Turani apprezza la soluzione adottata dall’Europa sul caso Grecia, sostenendo che gli aiuti comunitari serviranno a ricostruire un Paese allo sfascio. Questa premessa serve a Turani per puntare l’indice contro quella che chiama “sinistra-sinistra“, che critica a prescindere l’accordo. BlitzQuotidiano vi propone l’articolo integrale:

Ma è proprio vero che nella vicenda greca l’Europa ha perso l’anima? O è invece vero che ha ritrovato una sua anima? Giusta la seconda risposta. Con un’annotazione: spiace che ci sia voluto tanto tempo e che l’Unione europea non abbia i mezzi per intervenire prima.

Intorno alla vicenda greca si è acceso un tifo da stadio e quindi non è molto facile ragionare e far ragionare. Ma i dati sono sotto gli occhi di tutti e non sono facilmente controvertibili.

1- La Grecia ha avuto in passato governi tremendi che l’hanno fatta a pezzi.

2- Quello attuale è un paese assai vicino alla sfascio totale. Non funziona quasi niente (forse la posta). Le tasse si pagano raramente, la pubblica amministrazione fa poco o niente, a parte distribuire lauti stipendi a una massa di raccomandati superiore a qualsiasi media nazionale si voglia andare a vedere.

3- I suoi conti, ovviamente, fanno pena e senza il sostegno degli amici della Ue, in Grecia oggi ci sarebbero solo miseria e fame.

4- Da ultimo il paese ha avuto un governo che una volta in Italia avremmo definito di gruppettari: gente venuta su nelle assemblee studentesche o con studi fatti alla Lumumba di Mosca, con un pizzico anche di troskisti, E con l’appoggio esterno di Alba Dorata, cioè di nazisti puri

5- Il governo Tsipras-Varoufakis, invece di pensare a ricostruire seriamente il paese (l’unica cosa vera da fare), si è messo in pista per trovare del denaro a ogni costo. Probabilmente ripromettendosi di pensare al resto dopo. Ma forse nemmeno tanto: la Grecia è sempre stata governata con le clientele e le mance (peggio dell’Italia) e perché quindi cambiare politica?

6- La strategia del duo Tsipras-Varoufakis era piuttosto semplice. Sapevano di non avere titoli e che l’Unione europea, per sganciare soldi veri, avrebbe posto condizioni pesanti, da commissariamento. Ma loro avevano vinto le elezioni al grido di: “Via la troika dalla Grecia, mai più la troika, vogliamo riprendere in mano il nostro destino, viva la democrazia”. Questa posizione, fra l’altro, ha scatenato il tifo in Italia, presso minoranze contrarie all’austerità e convinte che basta farsi stampare un po’ di soldi dalla Bce per andare avanti, cioè per continuare a fare i parassiti, evitando accuratamente di porre mano al risanamento del paese.

7- Questa, in definitiva è anche la linea Tsipras-Varoufakis. I due sanno di essere un piccolo paese, per di più indebitato, senza risorse e bisognoso di aiuti. Come vincere contro il colosso Europa (e quello tedesco)? C’è una sola strategia e è quella che il mago Varoufakis (grande esperto di teoria dei giochi) mette a punto. Ha anche il vantaggio di essere molto semplice: dobbiamo dire no e sempre no, e minacciare la Grexit, cioè l’uscita della Grecia dall’area euro. Questa semplice minaccia creerà un tale panico in Europa, con il crollo delle Borse e forse un po’ di corsa agli sportelli bancari, che alla fine ci correranno dietro con i soldi in mano. Ce li porteranno direttamente qui a Atene con dei voli speciali: tonnellate di soldi. E finalmente si respirerà. Basta tenere duro qualche settimana.

8- Per un po’ è successo esattamente questo, tranne la corsa agli sportelli bancari. E quando Tsipras e Varoufakis hanno avuto il sospetto che Bruxelles se la prendessero un po’ comoda, hanno lanciato il referendum. Un grande momento di democrazia. Un popolo che, interrogato (non si sa su cosa perché la proposta Ue era stata ritirata) avrebbe detto un no storico e fortissimo. Fin qui tutto bene, tutto secondo il copione Varoufakis (probabilmente il vero stratega in questa fase della storia).

9- Ma accade l’imprevisto. La Ue scopre di avere al suo interno molti falchi (non solo la Germania): Spagna, Portogallo, più tutti i paesi del Nord, con Hollande che invece è a fianco dei greci e l’Italia che fa, giustamente, il pesce in barile. Tutti questi dicono una sola cosa: basta con i ricatti della Grecia, si deve mettere a posto, altrimenti niente soldi.

10- Tsipras impiega poco a capire che le intemperanze del suo ministro Varoufakis lo hanno reso troppo odiato in Europa. E capisce che con quel tipo al fianco non combinerà mai niente. Quindi lo licenzia nel giro di poche ore. Oppure è lo stesso Varoufakis che vede Tsipras su posizioni troppo ragionevoli e decide di andarsene. Non importa quale sia la verità. Importa che Varoufakis se ne va e che quindi comincia una nuova fase.

11- La nuova fase è molto semplice. Tsipras corre a Bruxelles, ma contrariamente alle sue aspettative, non trova gente spaventata e in preda al panico. Obama e premi Nobel americani premono perché la Ue salvi la Grecia. Ma alla Ue non si fanno impressionare. Serenamente, continuano a chiedere i conti a Tsipras, ma ricevono solo risposte confuse. Hollande, che pure è schierato con Tsipras (giusto per far vedere che qui non comanda la signora Merkel) arriva persino a spedirgli in aereo una squadra di suoi tecnici per aiutarlo a mettere insieme una proposta che abbia senso. Ma non c’è niente da fare: un paese allo sfascio non può abbellire i suoi conti fino a sembrare credibile. E Tsipras viene ripetutamente bocciato. Ormai è finito contro un muro. Nella Ue nessuno si fida di lui e ancora meno dei suoi conti (sia pure con supervisione francese).

12- A questo punto Tsipras capisce che ogni battaglia è ormai persa. Non resta che alzare le mani e arrendersi. E la Ue detta le condizioni, molto pesanti. Ma si tratta delle uniche condizioni che consentiranno alla Grecia di avere un po’ di soldi. E, soprattutto, di ricostruirsi. Deve privatizzare, deve mettere un po’ di tasse deve smetterla con gli sprechi. Tutte cose sensate. Tutte cose che possono portare (sotto l’occhio severo della troika, che torna a Atene) a una Grecia ricostruita e degna di stare al mondo. Fine del circo Barnum delle isole, di Platone e di Pericle. La Ue, in fondo, scommette di poter ricostruire un paese che esisteva ormai solo sulla carta geografica e nei libri di filosofia.

13- Non è detto che il disegno Ue riesca, potrebbe anche fallire. Però non c’erano alternative. Non aveva di fronte un paese un po’ moroso nei pagamenti, aveva di fronte un paese ormai inesistente, sfasciato. E ha lanciato la scommessa più grossa: ricostruiamolo sulla base della civiltà occidentale, riportiamolo a pieno titolo nella comunità europea, dove ha diritto di essere. L’Europa ha perso l’anima? O l’ha ritrovata? Giusta la seconda.