Grecia-Tsipras: la resa o il rischia tutto, tempo scaduto

di Giuseppe Turani
Pubblicato il 6 febbraio 2015 9:50 | Ultimo aggiornamento: 6 febbraio 2015 9:50
Grecia-Tsipras: la resa o il rischia tutto, tempo scaduto

Foto d’archivio

ROMA – Giuseppe Turani ha scritto questo articolo dal titolo “Grecia: tempo scaduto”, anche sul suo sito “Uomini e Business”:

Fino a qualche giorno fa si pensava che la Grecia avesse poco più di una settimana di tempo per arrendersi o rischiare tutto. L’impressione è che non abbia più tutto questo tempo. E, soprattutto, che non abbia alternative sensate. Il disegno “rivoluzionario” del premier Tsipras e del suo ministro delle finanze era abbastanza chiaro: dimostrare a tutti che anche un paese come la Grecia si poteva liberare dei vincoli della Troika e vivere felice e contento.

In realtà, è bastato un breve giro nelle capitali europee per capire che non c’è alcuna rivoluzione da fare: ci sono solo grossi debiti da pagare e un paese da rimettere in sesto, se qualcuno ci riesce. Quello del debito greco ha occupato le prime pagine dei giornali in questi giorni, ma in realtà non è il problema più grave di Atene.

Solo gli amanti delle rivoluzioni si ostinano a non capirlo. Se domani mattina la signora Merkel (o la signora Lagarde del Fondo monetario) avessero una botta di pentimento e firmassero un assegno con il quale saldano tutti i debiti della Grecia, fino all’ultimo euro, dopodomani Atene avrebbe di nuovo bisogno di fare altri debiti per garantire un minimo di esistenza civile alla sua popolazione.

Il debito greco non nasce dalla cattiveria degli dei dell’Olimpo o della signora Merkel, ma dal semplice fatto che i governi precedenti, invece di far crescere l’economia, hanno lasciato correre evasione fiscale e corruzione e, in aggiunta, hanno distribuito stipendi e pensioni su larga scala per fare contenti tutti, con soldi presi a prestito dalle maggiori banche internazionali. Adesso, queste ultime si sono ritirate e è solo la Troika, che sprezzantemente Tsipras vuole cacciare a pedate, che fornisce alla Grecia quel poco che le serve per non collassare.

Grosso modo la Grecia importa il doppio di quello che riesce a esportare. E quindi non ha i soldi per stare in piedi da sola. Questo è il punto. E questo è quello che Tsipras non ha mai voluto capire, preferendo sognare di mettersi alla testa di una sorta di rivolta europea (Francia, Italia, Spagna e altri eventuali) per obbligare i tedeschi e i paesi del Nord a pagare quelli del Sud. Il sogno, naturalmente, era così sgangherato che è andato in pezzi nel giro di pochi giorni.

La Grecia, inoltre, non può nemmeno usare l’arma finale: o mi aiutate senza chiedere niente o me ne vado fuori dall’euro. Nessuno vuole che se ne vada, ma se dovesse fare questa scelta, nessuno si vestirebbe a lutto. Il paese conta poco o niente (credo il 2 per cento del Pil dell’eurozona) e finora è stato un problema più che una risorsa.

E quindi si torna alla questione centrale: al di là dei suoi debiti, la Grecia non avrà un futuro se non riuscirà a mettere insieme un’economia decente, povera, ma abbastanza autosufficiente. Purtroppo, temo che oggi il paese non abbia i capitali, le risorse e le persone che possano consentirgli di trasformarsi da paese-burla che vive di debiti in un paese normale che vive del proprio lavoro.

Quindi Tsipras e i suoi amici invece di fare i gradassi in giro per l’Europa con proposte assurde e inutili, dovrebbero sorridere di più e dimostrarsi pronti a accogliere chiunque vada da quelle parti con idee imprenditoriali, chiunque abbia voglia di aprire un capannone o un’attività.

Tsipras può fare tutti i proclami che vuole, ma senza l’aiuto degli altri non va da nessuna parte. E, se dovesse scegliere di uscire dall’euro, consegnerebbe la Grecia a decine e decine di anni di miseria.