Greta o Maria Giovanna, che tendenza sei?

di Lucio Fero
Pubblicato il 20 marzo 2019 10:30 | Ultimo aggiornamento: 20 marzo 2019 13:33
Greta Thunberg o Maria Giovanna Maglie, che tendenza sei?

Greta o Maria Giovanna, che tendenza sei? (nella foto Ansa, Greta Thunberg)

ROMA – Greta (Thunberg) non è Maria Giovanna, e neanche Greta è Giovanna d’Arco pulzella d’Europa che chiama uomini e donne di buona volontà alla rivolta e lotta contro gli ammazza clima. Anzi, Greta la vive e soprattutto la racconta troppo facile e in fondo troppo bella per essere vera. Secondo Greta e la narrazione costruita appunto intorno a lei ci sono i cattivi (i governi, le élite, i potenti in generale) che letteralmente si mangiano il pianeta e le sue risorse. E poi ci sono i buoni (la gente comune) innocenti di tutto, responsabili di nulla che si vedono scippato e inquinato e ammalato e alla fine consumato il pianeta.

Troppo facile, troppo bello per essere vero. Il Greta pensiero omette che il popolo dell’emergenza e disastro climatico letteralmente se ne fotte fono a che non gli cade in testa. Se ne fotte il popolo perché rara avis è popolo che ragiona in termini di beneficio differito: mi tolgo o cambio mio comportamento oggi per avere vantaggio tra dieci, venti, cinquanta anni? Popolo non sa che farsene di un ragionamento così, semplicemente popolo un ragionamento così non lo fa.

Popolo se ne fotte ancor di più perché è stata di recente sdoganata come merce sopraffina l’ostilità alla scienza, alla autorevolezza, alla competenza. Lo dicono gli scienziati? Popolo si ingegna, anzi si bea del fottersene degli scienziati. Popolo se ne fotte poi anche quando (cioè sempre) gli si domanda: ci guadagni/ci campi oggi e magari ci muori domani, ti conviene? Popolo sceglie sempre il ci campo oggi. Quel poco che si è fatto o tentato di fare per salvare, non il pianeta ma la specie umana, dal mutamento climatico lo hanno fatto le élite (il pianeta se ne fotte, lui campa anche a clima variato, la specie umana non è detto). E non è vero che solo qui e oggi, magari da quando c’è il capitalismo…nei millenni i popoli per quel che hanno tecnologicamente potuto il pianeta se lo sono sempre mangiato e sbranato senza scrupolo di guardare al domani.

Dunque Greta sbaglia per così dire l’analisi. E intorno a lei forte è la sensazione di panna montata. E in più non è obbligatorio (come pare su giornali e tv) averla simpatica. Però il livore e l’azzanno anti Greta che si sono levati hanno come origine, motivazione e bersaglio non tanto la ragazzina, non tanto il testimonial quanto la causa. Ciò che ha dato a non pochi un fastidio quasi fisico non è Greta, è la buona causa.

Buona causa è per un certo e diffuso tipo umano contemporaneo bestemmia e blasfemia. Buona causa quella di cercare di fermare il riscaldamento del pianeta? Ma quando mai! Tutta pubblicità, trucco, recita per far soldi. Il cattivista finalmente diventato cittadino non solo medio ma anche egemone ragiona così: nessuno fa nulla, pensa nulla, dice nulla se non per fregare il prossimo e fare soldi. Il cattivista si fa detective: scopre che Greta ha mangiato un panino che prima era incartato nella plastica e urla allo smascheramento! Il cattivista denuncia che Greta ha mangiato banane fuori di stagione! Il cattivista, alla bisogna, si compiace anche di foto false anti Greta, tutto purché la buona causa, l’insolente buona causa venga messa al suo posto: alla gogna.

Il cattivista fa così perché gli viene naturale. Pensa ciascuno, tutti, non possano essere che come lui stesso. Lui, il cattivista, se ne frega dell’interesse collettivo, non ci ha mai creduto. Il cattivista pensa solo alla “roba” sua e quindi pensa non possano esistere umani altrimenti pensanti. Il cattivista conosce bene se stesso: la sua meschinità, avidità, sociale forasticità. E pensa natura umana sia solo di queste materie fatta.

Il cattivista c’è sempre stato, non è uscito dalla testa di Minerva nel terzo millennio. Solo che oggi è egemone, non solo si manifesta, lo fa con orgoglio e con la corretta presunzione che tanta gente sia con lui. E quindi ad una ragazzina dalla inconsistente biografia e vaporosa cultura ed esile programma d’azione, per di più odiosamente incarnante una buona causa, a Greta si contrappone Giovanna.

Anche qui niente Giovanna d’Arco, neanche dei sovranisti. Anche se a Maria Giovanna Maglie fare la pulzella sovranista piacerebbe un sacco, ma questione di età…Una biografia professionale non memorabile, come capita ai più. Un rapporto d’amore relativamente breve ma molto intenso con le guarentigie e le comodità, anche economiche, della professione. E una disillusione, uno scoramento profondo quando le odiate élite democratiche e progressiste (odiate da quel momento) le fecero presente che forse non era la più brava, non era tra le regine indiscusse della professione. (Nota a margine: per questo percorso sono transitati più di un giornalista di nome, per la strada che va dal non mi fai capitano e allora io passo alla squadra nemica).

Maria Giovanna Maglie si è candidata da sola con piglio e determinazione ad anti Greta, è andata in radio a dire con motto pop: la metterei sotto con la macchina se non fosse malata (la precisazione sulla malattia non era a sgravio delle negatività di Greta). Maria Giovanna Maglie ha offerto la sua immagine ad alternativa a quella di Greta. Antitesi netta: bile fermentata contro panna montata, rancore demolente contro ingenuità edificante, buone cause non esistono tranne la propria contro la propria causa non è mai quella tutta buona. Antitesi anche estetica, basta accostare le due foto e vedere non solo due fattezze diverse, anche due diversi disegni dell’anima e del corpo insieme.

Greta e Maria Giovanna, tendenze dominanti (anche sarebbe meglio ce ne fossero altre a dominare). Copiando un vecchio gioco dei settimanali: Greta o Maria Giovanna, che tendenza sei?