La bufala del fondo aiuta imprese di Grillo e Di Maio

di Giuseppe Turani
Pubblicato il 14 febbraio 2018 8:03 | Ultimo aggiornamento: 14 febbraio 2018 8:30
I guai della badante grillina

Beppe Grillo

ROMA – Giuseppe Turani ha pubblicato l’articolo “I guai della badante grillina” anche su Uomini & Business.

Alcuni deputati del Movimento versavano i soldi alla mattina, facevano la fotocopia del bonifico per attestare la regolarità dell’operazione, e li ritiravano nel pomeriggio. La democrazia diretta produce furfanti, come era prevedibile. Persino la badante del Movimento, il Grillo dalla bianca chioma, è uscito dal suo isolamento per cercare di fare un po’ di chiarezza. Ma inutilmente.

La storia è abbastanza nota, ormai, ma vale la pena di riassumerla. Dal 1996 esiste un Fondo, gestito dal ministero dell’economia per il finanziamento delle piccole e medie imprese. Il Fondo, cioè, ha ormai più di vent’anni di attività e funziona piuttosto bene. Solo nel 2014 ha erogato 13 miliardi di euro alle aziende in crisi. I grillini, nella loro spasmodica ricerca di essere diversi, più onesti degli onesti, si inventano una cosa del tutto inutile, ma di grande effetto: i deputati prenderanno una parte dei loro stipendi e la verseranno al Fondo delle piccole e medie imprese, per aiutarle. Solo un’idiota al cubo può pensare che un paese possa funzionare così, cioè con le imprese aiutate dalla carità dei singoli deputati (e perché non dei ricchi calciatori o dei cantanti?). Comunque sia, i grillini fanno il loro show e ogni anno si fanno fotografare con il macro-assegno che versano al Fondo.

La prima volta lo fanno addirittura in piazza della Signoria, a Firenze, come sberleffo a Renzi. Bene. I soldi versati dai deputati grillini sono pari allo 0,076 per cento dei soldi distribuiti dal Fondo, cioè niente. Ma la scena è tanta. Il figlioccio della badante Grillo, e cioè Di Maio, dice che in questo modo hanno finanziato più di 7 mila imprese. Ma è una balla colossale: basta fare una divisione e si scopre che queste aziende aiutate dai grillini avrebbero ricevuto tre mila euro a testa, un po’ poco per avviare un’attività imprenditoriale, nemmeno fossero tutte pizzerie.

Ma qui scoppia lo scandalo. Salta fuori, cioè, che non tutti i deputati hanno versato davvero i soldi promessi. E con un trucco da gaglioffi sperimentati. Facevano il regolare versamento al Fondo attraverso bonifico bancario, con tanto di fotocopia dell’evento, poi, passata un’ora o due, revocavano il versamento e si tenevano i soldi. Con questo semplice sistema sembra che sia “sparito” un milione di euro. Ma non si può dire: ieri mattina erano appena 200 mila euro, prima di notte si era già arrivati a 1,5 milioni. Quindi l’entità della truffa può ancora salire. L’aspetto buffo della vicenda è che nessuno ha mai chiesto ai deputati grillini di fare questa donazione: lo hanno scelto loro. Visto che, però, vanno in giro a vantarsene, i soldi li devono versare. Oppure stiano zitti.

Ma la cosa più inquietante non è nemmeno questa, non è una banda di cialtroni che fa finta di versare dei soldi e dopo un’ora li ritira. L’aspetto più terribile risiede nell’idiozia politica di Grillo: come si fa a immaginare che dei deputati scelti con 30 clic sulla Rete, mai visti, siano delle persone oneste? Mai visto un sistema di selezione della classe dirigente più stupido di questo. E infatti poi si è visto che cosa hanno combinato in Parlamento: niente.

Ma il Movimento, che ha una sua abilità comunicativa, conta di ricavare da questa fetida storia un vantaggio comunque: cacceremo via le mele marce, saremo senza pietà. Bene, ci mancherebbe anche che rimanessero al loro posto dei ladri matricolati. Ma, una volta garantita l’onesta dei sopravvissuti, che ci fate? Sempre incompetenti sono. A crollare, in sostanza, non è solo il falso mito dell’onesta del Movimento, ma la stessa concezione del Movimento: raccattare deputati n Rete, con 30 o 40 clic, porta a avere non l’immaginazione al potere, ma l’improvvisazione e l’incompetenza.

E la badante Grillo ha un bel correre di qui e di là a decidere espulsioni. Alla fine, resteranno lui e Di Maio. Potranno riunirsi in una delle pizzerie che hanno contribuito a far nascere, se ne trovano una che non sia già fallita.

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