Austerità porta recessione e spread alti

di Gustavo Piga
Pubblicato il 18 Febbraio 2013 1:40 | Ultimo aggiornamento: 26 Febbraio 2020 10:23
ji yuemei

Yuemei Ji, economista

Il debito pubblico e lo stato delle finanze pubbliche hanno poco a che fare col livello dello spread. Alla tesi di Paul De Grauwe e Yuemei Ji, aggiungo che l’ Italia ha visto il suo spread crollare proprio quando di recente schizzava verso l’alto il suo debito su Pil. In altre parole,  ridurre il debito pubblico vendendo gli immobili di proprietà dello Stato o degli Enti locali non avrebbe effetti significativi sullo spread.

Paul De Grauwe e Yuemei Ji credono tuttavia che lo spread sia calato per l’intervento Bce di fine luglio 2012 e che fosse salito prima per un panico che ha colto i mercati, contagiando i governi, che si sono così trovati obbligati all’ austerità. Maggiori gli spread maggiore l’austerità successiva.

Esiste però una spiegazione, che preferisco e che comporta politiche economiche radicalmente diverse da quelle suggerite da De Grauwe e Yuemei Ji.

Partiamo dai dati. Quando a fine luglio Draghi comunica la svolta di politica monetaria, lo spread viaggia attorno ai 450 punti base e più e non cala successivamente all’ annuncio: rimane attorno ai livelli di luglio fino ad inizio settembre.

Poi ad inizio settembre succede qualcosa: lo spread cala strutturalmente di 100 punti base e fino a fine anno resterà attorno a quei livelli o poco inferiori a 350 punti base. In quelle settimane, a partire dal 6 settembre, la Bce dettaglia tecnicamente i suoi interventi di sostegno, legandoli a programmi di aggiustamento dei singoli governi che dovessero richiedere un aiuto. I tassi d’interesse fissati dalla Bce rimangono invece invariati.

Tutto ciò pare dunque confermare la teoria di De Grauwe e Yuemei Ji: è stata dunque la Bce a far calare gli spread?

Se però uno va a leggersi i giornali tedeschi dell’epoca, scopre che qualcosa d’altro è avvenuto, che spiega contemporaneamente sia la riduzione degli spread sia il comportamento più accondiscendente della Bce.

Der Spiegel il 10 settembre ha scritto:

“Osservatori attenti hanno già notato come la cancelliera Merkel abbia avuto un cambiamento di opinione due settimane orsono. La Merkel, figlia di un pastore della Germania orientale, ha d’un tratto ritrovato una profonda simpatia per la sofferenza della gente della Grecia. La Merkel ha preso la sua decisione. Dopo lunghe esitazioni, si è schierata con il Presidente francese Hollande e la Commissione europea. La nuova determinazione tedesca di salvare la Grecia rappresenta un incredibile cambio di rotta per la cancelliera. Fino a poco tempo fa la Merkel era pronta ad abbandonare la Grecia al suo destino se non avesse ottemperato ai suoi impegni. Ma ora vede una uscita della Grecia come foriera di troppi rischi. L’incredibile pressione politica in tale direzione è esemplificata dalla controversa decisione della Bce di giovedì [6 settembre] di ricomprare, se necessario, quantità illimitate di titoli sovrani di paesi euro in difficoltà.”

La Bce avrebbe quindi agito dopo una forte spinta politica della Germania che avrebbe riconosciuto l’inutilità della prosecuzione dell’austerità.

A seguito di ciò gli spread calarono. Notate bene: i mercati scommettono sulla fine della crisi perché la politica ha finalmente scommesso sulla fine dell’austerità. Detta in altro modo, gli spread alti non hanno causato l’ austerità, ma piuttosto quest’ultima ha causato gli spread alti.

Ha senso? Certo che sì: i creditori sono sempre felici quando il loro debitore riprende a crescere.

Sbagliano quindi De Grauwe e Yuemei Ji quando affermano che è stato il panico dei mercati finanziari a generare panico ed eccessiva austerità nelle politiche economiche. Piuttosto, è stato il panico dei nostri politici europei inesperti – panico che li ha portati a scegliere le politiche sbagliate dell’ austerità di fronte alla prima crisi di inusitate proporzioni che ha colpito la nuova giovane unione monetaria – a seminare il panico nei mercati, facendo innalzare gli spread caricati ai debitori. Perché di fronte al potenziale crollo del Pil generato dall’ austerità, non c’è dubbio che il terrore si debba essere impossessato dei creditori, così come avviene ad una banca quando l’impresa che essa ha finanziato passa brutti momenti.

E così, se volete sapere come scenderanno ancora di più gli spread, la risposta è una sola: con un’azione forte, convinta e coordinata contro la recessione dei governi europei, che comprenda una analoga spinta espansiva da parte della Bce che ovviamente non avrebbe difficoltà ad adeguarsi ad ordini tanto chiari quanto segreti dei Governi europei.