Draghi musicante di Brema? Apra i dossier Bce contro i bugiardi dei derivati

di Gustavo Piga
Pubblicato il 19 Giugno 2012 8:33 | Ultimo aggiornamento: 19 Giugno 2012 8:34

Mario Draghi e il suo predecessore alla Bce Jean Claude Trichet (LaPresse)

Ci risiamo. Ricorderete. Del muro di gomma presso Francoforte della Banca Centrale Europea contro la piena trasparenza sul caso dei derivati del Governo greco con la banca Goldman Sachs. Monsieur Trichet (predecessore di Draghi alla BCE)  rifiutò di svelare al pubblico e all’agenzia di stampa Bloomberg, che ostinatamente li richiedeva, i documenti interni in suo possesso che mostravano come la Grecia avesse usato lo strumento dei derivati per nascondere il proprio debito (Bloomberg, 5 Novembre, 2010). La ragione addotta fu che “l’informazione contenuta nei 2 documenti avrebbe minato la fiducia pubblica sulla conduzione della politica economica”.

Sempre Trichet, nella lettera del 21 ottobre, formalizzava il rifiuto a mostrare le carte. Scriveva, il capo della maggiore istituzione finanziaria europea, che la trasparenza (disclosure) “ha, nell’attuale ambiente di mercato il rischio sostanziale ed acuto di aggiungere volatilità ed instabilità”. Date queste premesse, capita l’antifona, come non pensare che gli spreads europei non abbiano al loro interno anche questo dannoso oscurantismo?

Ebbene, anche la nuova gestione di Mario Draghi persegue la stessa chiusura sul tema della trasparenza. Tanto è vero che dall’agenzia Bloomberg, che ha citato in giudizio la BCE, apprendiamo che:

1. La BCE non darà i file perché farlo “potrebbe ancora infiammare la crisi che minaccia il futuro della moneta unica”.

2. L’Avvocato della BCE Marta Lopez Torres all’udienza presso la Corte Generale dell’Unione europea in Lussemburgo ha affermato che oggi è come allora visto che la Spagna ha difficoltà a prendere a prestito sui mercati. “I mercati reagiscono i modo molto volatile, influenza l’economia dell’euro”.

Il15 giugno la coraggiosa Bloomberg, agenzia di stampa, ha rappresentato il suo caso davanti ad una corte europea, contro la BCE che si rifiuta di consentire l’accesso ai documenti. Pretendendo che siano pubblicati. Strano che il caso sia partito pochi giorni prima delle elezioni greche. Forse se avessimo avuto la sentenza prima delle elezioni, ed i colpevoli fossero stati chiaramente identificati e condannati, la Grecia ed i greci oggi stimerebbero di più quell’Europa che si era battuta per loro e voterebbero con più risolutezza a favore dell’Europa, invece di farlo con lo sgradevole incentivo di una pistola puntata alla tempia.

Ma l’Europa non li ha aiutati i greci. Il Parlamento europeo, al contrario di Bloomberg, non ha chiesto alla BCE di essere trasparente al riguardo, non ha preteso chiarezza, facendo male alla credibilità di questa istituzione che ha ormai perso potere e prestigio rispetto alla Commissione europea dei tecnocrati. Che tristezza (qui alcuni passaggi della velina di agenzia in inglese).