I muri sono solo un palliativo, li vuole mezza Europa ma non risolvono la crisi dell’immigrazione di massa

di Enrico Pirondini
Pubblicato il 17 Ottobre 2021 7:27 | Ultimo aggiornamento: 16 Ottobre 2021 12:39
I muri sono solo un palliativo, li vuole mezza Europa ma non risolvono la crisi dell'immigrazione di massa

I muri sono solo un palliativo, li vuole mezza Europa ma non risolvono la crisi dell’immigrazione di massa

Muri per arginare l’ondata migratoria proveniente dall’Africa e dal Medio Oriente: li vuole mezza Europa. Le barriere fisiche sono già 15. Trent’anni fa, quando crollava il muro di Berlino ( 9 novembre 1989 ) se ne contavano solo due. Oggi  se ne contano 16 in Europa e 63 in tutto il mondo. Nel 1989 erano sei in tutto il pianeta. Una escalation preoccupante anche se si registrano le prime crepe, come spiega la Repubblica di Molinari. È vero, Bruxelles ha studiato un “ Patto sull’immigrazionee e l’asilo “ ma tale patto e’ fermo da un anno. I burosauri non hanno fatto niente. Manco un passo avanti.

Detto questo due o tre cose bisogna pur dirle. Per carità, è solo una opinione. Ma va detta.
1) Le barriere fisiche sono un palliativo per rimandare  la soluzione dei problemi. Così non si risolve la crisi. Così si perde il senso della storia. Prendiamo la storia del “ limes arabicus “, frontiera dell’impero romano, 1.500 chilometri di fortezze e torri di avvistamento. Dalla Siria settentrionale alla Palestina meridionale fino a raggiungere la penisola araba. L’aveva voluta Traiano, settimo secolo. Ha resistito cinque secoli poi è miseramente fallito.

2) Tra i dodici Paesi europei che plaudano ai muri c’è  la Grecia, il Paese che ha insegnato alcune cose per diversi secoli. È stata bizantina e ottomana. E da piccola repubblica balcanica che ha fatto di significativo?  E poi i dodici da chi farebbero presidiare i muri? La Cina? La Russia? L’Iran? O l’asse USA-Nato che, come dice lo storico Franco Cardini, “ è ormai vecchio e moribondo “? Di certo l’immigrazione non si fermerà.

3) La  storia si ripete. Basta vedere quello che succede oggi  in Israele  o tra USA e Messico, il “ muro della vergogna “, iniziato nel 1990 da H. E. Bush e proseguito da Trump. Finirà come tutti gli altri perché i muri sono solo un medicamento, una terapia  che si limita, per di più provvisoriamente, a combattere i sintomi di una malattia.I muri non risolvono una evidente difficoltà, ne allontanano per poco, le conseguenze . Come insegna il Vallo Adriano in Britannia e la Caledonia per  prevenire le incursioni delle tribù  dei Pitti del Nord. E come ci ammonisce la Grande Muraglia cinese, 22 mila chilometri per tenere lontani gli invasori. Due opere gigantesche che da simboli di divisione sono addirittura diventati patrimonio dell’Unesco. Capite il passato aiuta a programmare il futuro.