Il disastro greco. Forse Tsipras tifa per il sì al referendum…

di Giuseppe Turani
Pubblicato il 3 Luglio 2015 10:52 | Ultimo aggiornamento: 3 Luglio 2015 10:52
Il disastro greco. Forse Tsipras tifa per il sì al referendum...

Il disastro greco. Forse Tsipras tifa per il sì al referendum… (foto Ansa)

ROMA – Giuseppe Turani ha scritto per Uomini & Business un articolo intitolato “Il disastro greco“. Secondo Turani il referendum in cui i greci decideranno se appoggiare la linea Tsipras o quella della Troika vede un unico risultato desiderato da tutti: il sì (quindi l’appoggio alla linea Troika). Paradossalmente, il sì potrebbe servire anche a Tsipras (sostenitore ufficiale del no) perché gli consentirebbe di riaprire un dialogo coi creditori della Grecia. BlitzQuotidiano vi propone il pezzo integrale:

Giornate di comprensibile ansia intorno alla vicenda greca. In gioco non c’è la sorte dell’Europa, ma certamente un po’ del prestigio del Vecchio Continente è a rischio. E, soprattutto, stanno rischiando grosso dieci milioni di greci. Tsipras sta facendo pubblicamente tutto quello che può: nella sua strategia deve vincere il no alle proposte di Bruxelles perché questo gli darebbe la forza di ripartire con le trattative su una base più solida.

In realtà, è possibile che dentro si sé anche lui speri che vinca il sì. E la stessa cosa si augurano la signora Merkel, il Fondo monetario e tutte le varie autorità di Bruxelles. Dall’Italia stanno partendo comitive di politici schierati a franco di Tsipras e quindi favorevoli al no. Ma nel mondo, forse, sono gli unici a sperare che vinca davvero il no.

Un esito del genere, infatti, lascerebbe tutti senza una via d’uscita. L’Europa e il Fondo monetario non potrebbero piegarsi alle strampalate richieste greche, soprattutto nel caso in cui queste avessero un appoggio indiretto di una consultazione referendaria. Un’ora dopo le cancellerie di almeno 4-5 paesi comincerebbero a bersagliare Bruxelles chiedendo un analogo trattamento: sarebbe il caos finanziario.

Non solo: l’Europa, a quel punto, si troverebbe a dover gestire una situazione impossibile, sommersa da richieste di allentamento dei vincoli comunitari. E Tsipras, di fronte al no di Bruxelles, rischierebbe di ritrovarsi con una Grecia veramente isolata dal mondo. E tutti sanno, lui per primo, che da solo il suo paese può andare esclusivamente verso una miseria crescente. Se non proprio verso un disastro umanitario.

Una vittoria del sì, invece, porrebbe qualche problema a Tsipras e alla sua squadra (rimanere o alzare bandiera bianca?), ma consentirebbe una ripresa del dialogo con i creditori e quindi la stesura di un accordo che consenta alle Grecia di riorganizzarsi e di andare avanti.

In sostanza, il si conviene a tutti. Il no quasi a nessuno, nemmeno a Tsipras. Il no secco può piacere solo agli anti-europei più spinti e più decisi: solo che il governo greco ha già provato a marciare contro l’Europa, ma non ha trovato un solo alleato (a parte Grillo e Fassina) e sa che sta rischiando di gettare il suo paese nel caos.

Forse, nel segreto dell’urna domenica cadranno anche molti sì oggi impensabili.