Ilva perde un mln al giorno, a settembre finiscono soldi. Sereni, vi assume Di Maio

di Lucio Fero
Pubblicato il 23 luglio 2018 9:56 | Ultimo aggiornamento: 23 luglio 2018 9:56
Ilva perde un milione al giorno, a settembre finiscono soldi. Sereni, vi assume Di Maio

Ilva perde un mln al giorno, a settembre finiscono soldi. Sereni, vi assume Di Maio (foto d’archivio Ansa)

ROMA – Ilva perde un milione al giorno, tondo tondo. Perché è da tempo in regime di sotto produzione e perché, non sapendo cosa e di chi sarà [App di Blitzquotidiano, gratis, clicca qui,- Ladyblitz clicca qui –Cronaca Oggi, App on Google Play], non potrebbe accettare commesse né ovviamente le arrivano. Perde un milione al giorno ma le cronache e soprattutto la lettura della situazione da parte del governo tendono a dimenticare questo…particolare.

Ilva che perde un milione di euro al giorno a settembre finiscono i soldi. Già, perché Ilva va avanti di fatto con soldi pubblici pur non essendo azienda pubblica. Quando fu tolta alla vecchia proprietà per motivi letteralmente di salute pubblica, alla vecchia proprietà vennero anche sequestrati fondi con cui appunto Ilva va avanti. Stanno finendo, finiscono a settembre. Finiscono i soldi e finisce il mandato, già rinnovato, dei commissari che Ilva dovevano venderla. Anche questa che a settembre finiscono i soldi non compare mai nell’accorato/sdegnato racconto che Di Maio ministro fa della sua attenzione e azione per l’Ilva.

Un acquirente per Ilva ci sarebbe (sarebbe stato?). Ma il ministro Di Maio, accorato e sdegnato, ha detto che la gara per vendere Ilva è stata, per dirla dolce “un pasticcio”. Il ministro Di Maio ha detto che si è violata la libera concorrenza e che, non si fossero fatti quegli impicci che lui sa, ci sarebbero state altre offerte di acquisto per Ilva, tutte più vantaggiose. Quindi il ministro Di Maio è entrato in modalità riflessione/studio per Ilva. Cosa fare di Ilva e di Arcelor Mittal che avrebbe vinto la gara il ministro Di Maio sta studiando.

In realtà non è la strategia dello studio, è l’altra strategia, quella suggerita a Di Maio da Michele Emiliano presidente Regione Puglia. E’ stato Emiliano a leggere per Di Maio il dossier Ilva, a Taranto lo confermano tutti, amici e nemici del Governatore. Ed Emiliano e Di Maio si sono trovati, compresi, scoperto concordi e sodali: la strategia è facciamo la faccia feroce verso Arcelor Mittal e vedrai che mollano, cacciano fuori più soldi, si piegano, obbediscono, si fanno fare il piano aziendale da Regione e Ministero.

Per Di Maio ed Emiliano è una strategia win/win. Secondo il loro pensare, agire e anche dire con maliziosi sorrisi, è una strategia con cui si vince in ogni caso. O la multinazionale dell’acciaio molla, obbedisce, si fa scrivere da Regione Ministero il piano industriale e lo paga e zitta. E allora si vince. Oppure il compratore si stufa, fa i suoi conti e con rammarico tanti saluti a Ilva, Italia e compagnia. E anche in questo caso si vince, anzi forse pure meglio. Perché nella testa di Emiliano e Di Maio c’è il piano B per Ilva che poi è il piano A: si nazionalizza e non se ne parla più.

Si nazionalizza, così il piano industriale lo scrivono il Ministero e la Regione e i costi li paga lo Stato. Quanti miliardi ci metteva Arcelor Mittal? Quattro più o meno? Lo Stato non sarà di braccino corto: ne metterà sei! E quindi Ilva di Taranto e i suoi 14 mila dipendenti, di cui 11 mila al lavoro, che gli altri già ruotano in cassa integrazione e pure gli altri che dell’Ilva dipendenti non sono ma di Ilva vivono (si chiama indotto e si calcola siano circa altri seimila) e anche i lavoratori Ilva di impianti minori non a Taranto ma in Liguria  e nel Nord…state sereni.

State sereni: Ilva perde un milione di euro al giorno, a settembre finiscono i soldi, la gara di vendita è stata al limite dell’imbroglio (parola di ministro), l’acquirente forse resta, forse no. Ma state sereni, in caso, in ogni caso vi assume tutti Di Maio. E magari Emiliano ne prende qualcuno in Regione…

State sereni (come disse uno che ricorderete certo). State sereni anche perché un milione di euro al giorno di perdita è perfettamente coincidente con quota Alitalia. E in Italia, quando una azienda raggiunge la performance di un milione di euro persi al giorni, quell’azienda si conquista il diritto di essere messa a carico e sulle spalle dei contribuenti. Mica come le aziende che fanno profitti che, notoriamente, sono nemiche del popolo.