La internazionale dei populisti è nata, Usa, Russia, Italia: sarà il grimaldello che farà saltare l’Europa?

di Giovanni Valentini
Pubblicato il 14 giugno 2018 6:22 | Ultimo aggiornamento: 14 giugno 2018 0:06
Internazionale populista: Usa, Russia, Italia: farà saltare l'Europa?

La internazionale dei populisti è nata, Usa, Russia, Italia: sarà il grimaldello che farà saltare l’Europa?

La internazionale dei populisti è nata, Usa, Russia, Italia: sarà il grimaldello che farà saltare l’Europa? si chiede Giovanni Valentini in questo articolo pubblicato dalla “Gazzetta del Mezzogiorno”.  E ancora: è stato un flop o un successo? Un fallimento o un trionfo? L’esordio internazionale di Giuseppe Conte, al G7 della settimana scorsa a Charlevoix, in Canada, ha diviso gli osservatori italiani, oltre che ovviamente[App di Blitzquotidiano, gratis, clicca qui,- Ladyblitz clicca qui –Cronaca Oggi, App on Google Play] la maggioranza gialloverde e le opposizioni parlamentari. E non poteva essere altrimenti, dal momento che il neo-presidente del Consiglio s’è schierato a fianco dell’America di Trump e, con lui, a sostegno della Russia di Putin: cioè con il nostro alleato storico e nello stesso tempo con il nostro nemico storico. Vuol dire che il mondo è proprio cambiato e l’Italia pure.

Con tutte le incertezze e le ambiguità del caso, alimentate dalle “giravolte” del nostro premier e dai ripensamenti notturni del presidente americano via Twitter sull’accordo finale del vertice, si può dire che ormai è nata l’Internazionale dei populisti italo-russo-americana. Un asse inedito che assegna all’attuale premiership del nostro Paese una funzione di cerniera e di supporto. E bisogna riconoscere che non è poco, per un esordiente come il professor Conte che non a caso è stato invitato subito da “The Donald” alla Casa Bianca.

Piaccia o meno, è questa ora la situazione di fronte alla quale ci ritroviamo, fra le tensioni economico-finanziarie con l’Unione europea e l’emergenza immigrazione, arrivata al calor bianco con il caso della nave “Aquarius”. Si tratta, evidentemente, di uno scenario del tutto nuovo, all’interno del quale la maggioranza M5S-Lega assume un ruolo e una responsabilità senz’altro superiori alle aspettative. Un tempo, quando il mondo era diviso in due blocchi contrapposti fra Est e Ovest, l’Italia era “la più grande portaerei della Nato nel Mediterraneo”; ora che il mondo è diviso tra Nord e Sud, vale a dire tra Paesi ricchi e Paesi poveri, la Penisola rappresenta anche per le due super-potenze un ponte strategico verso il Mediterraneo e i Paesi africani.

Sta tutta qui, in questo ricollocamento geo-politico che implica un nuovo equilibrio mondiale, la sfida che la maggioranza di governo deve affrontare ora sullo scacchiere internazionale. Il presidente Conte ha compiuto il primo passo e non si può obiettivamente negare che sia un fatto rilevante. Adesso toccherà al Movimento 5 Stelle e alla Lega sostenerlo, sia nei confronti dei partner europei sia rispetto all’Alleanza atlantica, a cui lo stesso professore-premier ha pubblicamente confermato fedeltà.

C’è un punto, tuttavia, sul quale occorre prestare grande attenzione. Ed è il futuro dell’Unione europea e dell’euro. L’interesse convergente di Trump e di Putin è proprio quello di indebolire o disarticolare l’Ue, per evitare che diventi prima o poi una terza o quarta potenza – politica, economica e commerciale – in aggiunta alla Cina. All’epoca della “guerra fredda”, gli Stati Uniti e l’Unione sovietica si spartirono già il mondo a Yalta, ma oggi Usa e Russia potrebbero sottoscrivere – per così dire – una “pace fredda”, con l’obiettivo appunto di tenere sotto controllo il Vecchio continente.

In questo nuovo contesto, il governo gialloverde – consapevolmente o meno – rischia di diventare il grimaldello per scardinare quell’Europa a cui il nostro Paese appartiene da sempre e di cui, anzi, è un socio fondatore. È proprio a una prospettiva del genere che vuole riferirsi con ogni probabilità l’ex premier Paolo Gentiloni, quando ammonisce l’Italia a “non tradire i suoi fondamenti, la sua politica estera, la sua collocazione internazionale”. Ma tutto ciò, nei rapporti con il fronte delle opposizioni costituito dal Pd e da Forza Italia, è destinato verosimilmente a contare molto più della “flat tax” o del reddito di cittadinanza: entrambi questi partiti, infatti, sono attestati nei rispettivi gruppi parlamentari europei, l’uno in quello socialista e l’altro in quello democratico-cristiano, due pilastri portanti dell’Unione.

È vero, come dice il vicepremier e neo-ministro dell’Interno Matteo Salvini, che oggi il pericolo non viene dall’Est, perché “non ci sono i carri armati russi alle porte”, bensì viene dal Sud: cioè dai Paesi africani, con l’ondata dei rifugiati, degli immigrati, dei clandestini e purtroppo anche dei terroristi. Ma non sarà certamente la Nato con il suo apparato militare a difenderci da questo esodo biblico. Quanto piuttosto quell’impegno comune che la stessa Cancelliera Merkel è tornata a invocare, alla vigila del G7, riconoscendo finalmente che sugli immigrati “l’Italia è stata lasciata sola”.

A voler essere meno pessimisti e pensare positivo, dunque, nonostante tutte le incognite che gravano sull’economia italiana e sulla tenuta dell’Ue, si può anche sperare che l’asse Usa-Russia susciti una reazione dei partner europei, per sostenere il nostro Paese con una maggiore flessibilità sui conti pubblici che consenta di attenuare l’austerità e con una migliore partecipazione all’emergenza immigrazione, come ha dimostrato di voler fare la Spagna del nuovo premier socialista Pédro Sanchez. Non solo per spirito di spirito di solidarietà, ma anche per ragioni di opportunità e di convenienza. L’Italia, settima potenza economica del mondo e seconda manifattura continentale, è sempre troppo grande perché l’Europa possa farne a meno e troppo piccola per essere autosufficiente.