Internet, storia e futuro. Johnny Ryan, la iWar alla portata di tutti

di Emiliano Chirchietti
Pubblicato il 8 Agosto 2019 6:24 | Ultimo aggiornamento: 7 Agosto 2019 22:35
libro johnny ryan

Internet, storia e futuro. La copertina del libro di Johnny Ryan

ROMA – Internet ci appare oggi una possibilità quasi scontata: accendiamo un dispositivo e siamo connessi alla rete; facile; un gesto quotidiano divenuto quasi automatico. Ma siamo consapevoli di quanta strada l’innovazione tecnologica ha percorso per far nascere e sviluppare Internet? E poi: verso quale futuro digitale ci stiamo dirigendo? “Storia di Internet e il futuro digitale” è un saggio costruito proprio intorno a questi temi, talvolta ostici per chi non è solito masticarli ma ineludibili se vogliamo cogliere a pieno la grande rivoluzione che sta semplificando e complicando simultaneamente le nostre vite.

Scritto da Johnny Ryan – Senior Researcher presso l’Institute of International and European Affairs di Dublino – il libro si struttura su tredici capitoli, raggruppati in tre sezioni denominate “fasi”. Complessivamente, per quanto sia possibile in testi di questo genere, lo stile non sacrifica il lettore, anzi, i vari argomenti, seppur evidentemente per loro natura di non facile fruizione, vengono trattati e descritti con un linguaggio accessibile. Certo, è indubbio che anche in questo caso non può mancare l’impegno della lettura, ma, rispetto ad altri volumi, si scorge qui la possibilità di arrivare alla fine seguendo un percorso abbastanza agevole.

La prima sezione del libro – “La rete distribuita e le idee centrifughe” – è quella che ci riporta agli albori di Internet, quando per ragioni militari, tra gli anni ‘50 e ‘60, cominciava ad uscire dalle menti di uomini visionari come Paul Baran, Leonard Kleinrock e Donal Davies. È la parte dove l’autore ne ripercorre la storia della nascita, evidenziandone gli snodi fondamentali ai quali si deve guardare per comprenderne le dinamiche più profonde.

“Sebbene fosse chiamata guerra fredda, quella che i belligeranti combatterono fu uno scontro rovente di sfide tecnologiche” (pagina 20).

La seconda porzione invece – “L’espansione” – è dedicata all’analisi di una fase successiva, una sorta di maturità dello sviluppo tecnologico, un tempo nuovo nel quale le sfide e gli obiettivi si moltiplicarono. Sono gli anni nei quali Ray Tomlinson invia la prima mail (1971), fa il debutto la “faccina sorridente”, lo smile (anni ‘80), viene venduto il primo articolo su eBay (1995), nasce la prima comunità on line chiamata “The Well” (1985), arriva “Archie”, il primo motore di ricerca creato da Alan Emtage (1990), ma soprattutto sono gli anni di Tim Berners-Lee padre del Web.

“Nell’Agosto 1981, i computer connessi con Internet erano poco più di 200 ma nel giro di due anni quella cifra era più che raddoppiata e dopo quattro anni si era moltiplicata per nove” (pagina 80).

L’ultimo segmento del saggio – “L’ambiente emergente” – tratteggia i contorni degli scenari nei quali l’invenzione di Internet spinge a muoverci. È il momento della lettura che guarda agli evidenti mutamenti che hanno cambiato radicalmente settori importanti delle nostre vite. Cultura, politica, commercio e sociale sono stati travolti dall’onda lunga della rete, ed in queste pagine si raccontano i fenomeni più significativi che ancora oggi spostano in avanti il confine del futuro digitale. Napster, Netscape, Wikipedia, Youtube, Amazon, ma anche la stretta relazione che lega le nuove tecnologie alla politica, al mondo dell’informazione, alla fruizione dei contenuti musicali e culturali in generale, ed i conseguenti problemi di sicurezza, privacy e controllo.

“La iWar può essere mossa da nazioni, aziende, comunità o da qualunque individuo che sia abbastanza esperto di tecnologia” (pagina 226).

Fondamentalmente, “Storia di Internet e il futuro digitale” è un testo molto contemporaneo che sta con piena legittimità di contenuti dentro ed al centro dei tempi che viviamo, e se dovessimo per gioco, scegliere alcune parole, da utilizzare come coordinate per muoverci tra le sue pagine, non ci sarebbe nessun dubbio a sottoscriverne almeno tre: trasformazioni, tendenze e domande.

Questa triade accompagna il lettore lungo tutto il percorso, perché le questioni sviscerate non trovano spazio solo in termini di resoconto storico, ma anche come forme di mutamenti da analizzare e cogliere altresì nelle loro tendenze. Ne è un esempio l’attento approfondimento della bolla speculativa che segnò, prima nel bene e poi nel male, i mercati finanziari dal 1996 al 2000, oppure la parte nella quale Ryan si sofferma sulle ambizioni anticonformistiche, democratiche e partecipative che, secondo i pionieri dell’era digitale, avrebbero dovuto concretizzarsi nella rete, o addirittura, quando si introducono temi come l’open source e la globalizzazione.

“Sono sorte le condizioni per una nuova era di lavoro imprenditoriale in cui piccolissime attività creative possono produrre innovazioni e vendere servizi e prodotti. Nella globalizzazione dell’era digitale ci saranno Starbucks e GAP ma ci sarà anche una moltitudine di minuscole imprese di nicchia come la produzione artigianale a domicilio dei tradizionali maglioni di lana delle isole Aran venduti su eBay oppure l’album di esordio di una band musicale registrato in un garage californiano e venduto su iTunes” (pagina 210).

La sfera della società umana si sta rimodellando secondo logiche totalmente nuove, delle quali, forse, ci sfugge ancora molto. Verso quale futuro digitale procediamo? Le ipotesi nel libro ci sono, ma forse, come afferma nell’ultima pagina l’autore, “l’umanità corre il rischio di rovinare Internet ancor prima che tale tecnologia giunga a maturità, prima che ci si renda pienamente conto della sua utilità per la formazione di un popolo globale. L’umanità deve pensare a come rapportarsi con questo nuovo popolo soppesando il rischio del fallimento” (pagina 229).

Era il 1965 e Joseph Licklider – considerato uno dei più influenti informatici americani – proponeva la visione di un uso interattivo del computer: “Un uomo alla scrivania scrive o traccia un disegno su una superficie con una stilo, ed in tal modo comunica con un processore di informazioni programmato e dotato di un’ampia memoria” (pagina 53). La prima “tavoletta” è stata presentata al pubblico nel 2010, esattamente 45 anni dopo.

“Storia di Internet e il futuro digitale”, di Johnny Ryan, Einaudi, pp. 257, € 23,00