Italia, avanti sulla strada del declino, fra debiti, scarsa produttività e covid

di Giuseppe Turani
Pubblicato il 18 Ottobre 2020 18:47 | Ultimo aggiornamento: 18 Ottobre 2020 21:10
Italia, avanti sulla strada del declino, fra debiti, scarsa produttività e covid. Nella foto: Giuseppe Turani

Italia, avanti sulla strada del declino, fra debiti, scarsa produttività e covid. Nella foto: Giuseppe Turani

La strada del declino, si va verso la consueta crescita dell’1 per cento o anche meno.

La strada del declino dell’Italia è tracciata da Giuseppe Turani in questo articolo pubblicato anche su Uomini & Business, e da questo, Dopo il Covid, ancora su Uomini & Business.

Quale sia il nostro destino a breve è abbastanza chiaro. Quest’anno si va giù di circa il 10 per cento e l’anno  prossimo si sale del 6 per cento. Tutto questo, ovviamente, immaginando di aver messo sotto controllo in qualche modo il virus.

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E magari andrà davvero così. Quello che non ci dicono è che cosa accade dal 2022 in avanti. Ma si tratta di un segreto che non è più un segreto: si torna a crescere al consueto ritmo nostro dell’1 per cento, o anche meno perché nel frattempo molte gente si sarà ritirata dagli affari.

Il problema è che questo Paese con una crescita così bassa non sta in piedi. Accumula tensioni sociali su tensioni sociali. Non avremo un nuovo ’68 perché ormai l’assistenzialismo è abbastanza diffuso: meglio andare al cinema con i soldi del nonno, e la morosa, piuttosto che sfilare per le strade in corteo.

Quello che faremo è percorrere lentamente la strada del declino.

Per avere un destino diverso servirebbe liberare la nostra Italia da lacci e lacciuoli. Ma questo non può essere fatto da una maggioranza politica che proprio su quei lacci e lacciuoli si regge, distribuendo piccoli favori a destra e a manca. E che comunque è entrata essa stessa in stato confusionale: al martedì annulla quello che aveva varato lunedì, e così via. Quando qualcosa va male, rischia il fallimento, la si fa comprare dallo Stato.

Insomma, l’Italia è sulla strada del declino. E andiamo avanti come un treno. Il tutto aggravato dagli effetti del covid. Dopo sarà molto dura. Vediamo perché

1- COVID

Qui abbiamo solo notizie contraddittorie. Trump giura il vaccino che sarà pronto prima delle elezioni americane per la presidenza, fissate per il 3 novembre. (Di Maio lo promette per Natale). Ma non c’è fa farci molto conto: spera con il vaccino di vincere un confronto già perso. E’ probabile quindi che presenti qualcosa, ma saranno aspirine o poco più. Cioè inutili. E, forse, non gli serviranno nemmeno per vincere le elezioni.

Gli scienziati sono invece divisi. Chi dice che entro fine anno arriverà il famoso vaccino. Chi dice a primavera. Poi bisognerà iniettarlo a miliardi di persone. Realisticamente, il Covid ci farà compagnia per tutto il 2021. Il che significa che tutto funzionerà a scartamento ridotto come oggi. Salvo l’esplodere di qualche focolaio improvviso, con relativi lockdown di qualche settimana. Insomma il Covid non ci darà tregua per almeno un altro anno.

2- L’ECONOMIA

Qui sono dolori seri. La previsione corrente è che quest’anno si va giù del 10 per cento e l’anno prossimo si recupera il 5-6 per cento. Poi si torna nella normalità. Cioè alla nostra abituale crescita annuale dell’1 per cento.

Ma non è vero. Ci saranno infatti almeno due novità frenanti: l’immenso debito pubblico accumulato per l’assistenza in tempi di Covid e il deterioramento del sistema produttivo, già in corso. Diciamo allora che si crescerà, realisticamente, dello 0,5 per cento.

Il che significa che il “ritorno alla normalità” sarà il ritorno a un’Italia ancora più lenta di quella attuale.

Forse ci spingerà un po’ in avanti il desiderio di ricostruire, un po’ come nel dopoguerra.

3- CAMBIAMENTI

Non credo tanto a salti nell’economia digitale e in quella green. Per fare seriamente queste cose servono governi di  spessore e consapevoli. Qui invece abbiamo gente che ha emesso bonus per i monopattini e che ha inventato i banchi a rotelle. In più abbiamo dei governatori di regione pronti a qualunque schifezza pur di acchiappare un voto in più e mantenere il posto. A questi si aggiungono vari tipi di dementi. I tifosi del calcio, ai quali importa  poco o nulla del Covid, ma solo dei gol: farebbero giocare partite anche con 22 infettati.

Poi c’è la banda Sgarbi, un’accozzaglia di matti disturbatori di ogni operazione sensata e prudente, godono di molto accesso alle tv e quindi sono molto pericolosi. Un daspo sarebbe forse opportuno.

Sarà dura.