Italia: Monti ha vinto a Bruxelles? No, Germania e Spagna. La parola allo spread

di Gustavo Piga
Pubblicato il 2 Luglio 2012 8:07 | Ultimo aggiornamento: 21 Aprile 2020 19:50

A me spiace francamente di essere insaziabilmente scettico anche di fronte ai successi che vengono raccontati sulla stampa.

Quel che è successo a Bruxelles l’altro gi0rno, che ha spinto molti commentatori italiani oltre il confine della lirica, non ha costituito una vittoria così grande come i giornali hanno voluto capire.

Se vittoria sarà, sarà quella finale che salva l’euro. Non abbiamo vinto nulla. Non dobbiamo mollare. Dobbiamo capire la strategia migliore per vincere questa partita e giocarla un po’ meglio di quella contro la Spagna Non far correre a vuoto i nostri più importanti giocatori, rischiare pure qualche contropiede pur di stringere l’avversario nella sua area, sostituire i giocatori che non giocano per la squadra ma per se stessi.

Chi siamo? Chi fa parte della squadra? Angela Merkel? Certo. E’ un giocatore eccezionale la Germania, con difetti evidenti di chiusura del gioco e incapacità di smistare la palla, ma che difensore superbo. Se la Germania è in squadra il contropiede verrà bloccato, gli errori, le sbavature del centrocampo, resi meno pericolosi.

Il centrocampo, ecco, è lì che aspettiamo il leader che orchestri, che faccia sentire la squadra unita e con uno scopo, che inventi il passaggio, l’idea vincente. Monti? Può darsi, se non si incaponisce a tirare lui stesso verso la porta. Se l’affondo finale lo lascia a qualcuno che capisca meglio di lui come inquadrare la porta. Ma il rispetto che genera può aiutare la squadra, certamente, può intimorire l’avversario.

Mi sono chiesto più volte se la strategia seguita sia quella giusta per segnare il gol della vittoria. Per ora vedo due vincitori, ma non ancora l’Europa.

Vincitrice è Angela Merkel che porta a casa il regalo più dolce e gradito, la supervisione bancaria presso la BCE entro l’autunno. Ovvero: il controllo della politica industriale bancaria europea in Germania tramite la potente Bundesbank. Un risultato eccezionale. Eccezionale per l’Europa? Lo sapremo solo dopo che avremo letto quali garanzie verranno a controbilanciare un potere che, nelle mani della BCE, avrà tutta la tendenza a non essere esercitato naturalmente a favore di un credito efficiente ed efficace verso imprese e cittadini, vista la pessima supervisione sinora da parte delle banche centrali e la storica tendenza di queste a proteggere e favorire le banche piuttosto che a regolarle. Se il Parlamento europeo pretenderà di essere delegato a esercitare la funzione di cane mastino che controlla, pretenderà che la BCE a lui riporti, pretenderà che questa sia obbligata a rispondere dei suoi errori, allora forse sì potremo sperare.

Il secondo vincitore è la Spagna che viene aiutata finanziariamente e ottiene ossigeno per i suoi conti pubblici. In parte ciò aiuta l’Europa: per ora lo spread di tutti i paesi in crisi scende perché il mercato respira per l’aiuto alla Spagna (dal 27 al 29 giugno lo spread italiano è sceso di 40 punti base, quello spagnolo di 61).

Che noi italiani si sia vincitori lo giudicheremo prima di tutto dall’andamento dello spread nei mesi a venire. Una volta incorporato l’effetto Spagna, la discesa dello spread italiano dipenderà solo da noi stessi. In primis da cosa effettivamente abbiamo ottenuto al tavolo negoziale. Meglio sarebbe stato che gli acquisti dei titoli italiani potessero essere fatti direttamente dalla BCE, ma non siamo riusciti ad ottenerlo. Ben presto il senso vero dell’accordo circolerà sui mercati e vedremo dove va lo spread: se il mercato si convince che l’Europa e la BCE intendono far sì che lo spread si abbassi permanentemente sotto quota 250, per esempio, ciò dovrebbe avvenire rapidamente. Altrimenti nulla è stato ottenuto.

Ma anche se lo spread scendesse a quota 250, per l’Europa dell’Italia e della Germania a me così care la partita non sarebbe ancora finita.

Ci vorrebbe il gol, certo. E chi è l’unico attaccante che può segnarlo? Ovvio, siamo noi, i cittadini di questo meraviglioso continente. E per farlo, questo goal, per dire quel SI’ così tuonante da far tremare i mercati ed il loro piccolo potere, dobbiamo volerlo. Dobbiamo sentire fluire nelle nostre vene la voglia di stare uniti, la solidarietà tra cittadini dell’Europa, insomma, dobbiamo vedere il senso della marcia che stiamo percorrendo: la crescita, l’occupazione, il benessere comune.

Per fare questo non c’è spread che tenga: ci vuole molto di più. Ci vuole che si faccia crescita, subito e maledetta, così da avere poi spazio per fare le giuste riforme che ogni Paese necessita. Ci vuole che la Germania spenda in deficit, e che l’Italia spenda in una cornice credibile in cui distrugge quello che spesa pubblica non è: i mille trasferimenti inefficienti da contribuenti a imprese decotte, corruttrici o non concorrenziali.

Questi soldi, insieme con i risparmi derivanti dal calo degli spread, man mano dovranno essere reimmessi come vera spesa pubblica nell’economia, generando crescita, e permetteranno pian piano al settore privato di riacquisire fiducia per investire ed ai mercati di acquistare titoli a spread sempre più bassi. Quando il settore privato sarà pronto per rientrare a pieno titolo nell’economia, comincerà la ritirata del settore pubblico. Quando avremo segnato il gol, potremo tranquillamente difendere il vantaggio con il supporto della credibilità che ci dà la Germania.