Italia scombinata: se non cambia, come può migliorare?

di Giuseppe Turani
Pubblicato il 10 Dicembre 2015 11:59 | Ultimo aggiornamento: 10 Dicembre 2015 11:59
Italia scombinata: se non cambia, come può migliorare?

Italia scombinata: se non cambia, come può migliorare? (foto Ansa)

ROMA – Giuseppe Turani ha scritto su Uomini & Business questo articolo intitolato “L’Italia scombinata“.

Sui numeri della crescita italiana nel 2015 è impossibile non ridere. Prima si dice che l’aumento del Pil sarà dello 0,7 per cento. Poi ci si spinge a immaginare che possa essere addirittura dell’1 per cento. Poi, ancora, si rettifica allo 0,7 per cento. E, infine, nuova rettifica: chiuderemo allo 0,8 per cento.

Viene da ridere perché, in ogni caso, il risultato non cambia: la differenza fra 0,7 e 0,8 per cento è il fatturato di una buona media azienda. Non è chissà che cosa. E, se vogliamo essere impietosi, dentro questa manciata di cifre c’è tutta la tragedia italiana e il nostro difficile destino.

Nel senso che si fanno le riforme, l’estero ci aiuta, ma alla fine la nostra crescita è quella di sempre: cioè meno dell’1 per cento. Solo l’anno prossimo, se non ci saranno incidenti, si riuscirà  a andare sopra la magica linea dell’1 per cento.

Gira e rigira siamo sempre lì, esattamente dove siamo da vent’anni. Non si riesce a schiodarsi. Certo, va meglio dello scorso anno, quando siamo andati addirittura indietro dello 0,4 per cento. Ma resta il fatto che siamo come condannati a questo passo di lumaca: ci muoviamo intorno allo zero, un po’ su e un po’ giù, a seconda degli anni.

Ci si può chiedere perché accade questo, ma la risposta è sempre la solita. Poiché il paese non è cambiato, se non in peggio, perché dovremmo andare meglio?

Nonostante gli sforzi per qualche riforma da parte del governo, il paese è quello di sempre. E’ sempre un paese in cui servono venti autorizzazioni per mettere giù due chilometri di fibra ottica e, credo, 27 per costruire una nuova scuola.

Questo è il paese in cui le Regioni organizzano l’opposizione al governo perché non vogliono le trivellazioni per cercare il petrolio. O gli impianti per far passare il gas.

Ha ragione il De Rita di qualche anno fa: in un paese un po’ disgraziato, molti si sono ricavati piccole isole di benessere e le  difendono con forza. Al diavolo tutto il resto. La scuola italiana è’ fra le peggiori del mondo industrializzato, ma appena si cerca di fare qualcosa, tutti scioperano: bidelli, professori, studenti.

Ci sono sempre un milione  e mezzo di persone che vivono facendo, di fatto, i portaborse della politica, che non producono niente, ma costano un sacco di soldi.

L’ultima novità, adesso, è che quelli che avevano investito su titoli speculativi come le obbligazioni subordinate (7 per cento di interesse) e sono rimasti fregati dal fallimento delle banche su cui avevano puntato, si lamentano e vogliono essere rimborsati dallo Stato. In un paese serio, questa gente verrebbe cacciata via a male parole. Ma siamo nella vecchia e buona Italia: e quindi il ministro dell’economia, il bravo Padoan, messo alle strette, è costretto a dire che si tratta di un intervento umanitario. Probabilmente avranno il 30 per cento di rimborso. Credo che in tutto il mondo stiamo ridendo per una vicenda del genere. Investi su un titolo speculativo, e ti tieni i guadagni (se ci sono), se va male urli contro lo Sato per essere indennizzato a spese della collettività.

Un paese così combinato non può crescere. Il premier Renzi si metta il cuore in pace. Se si vuole davvero slegare e scuotere questo paese ci vuole altro.

Purtroppo, la situazione politica è tale che più di tanto il governo non può fare. Anzi, è quotidianamente bombardato dall’opposizione anche per quel poco che riesce a fare.

E allora? Allora non si può fare niente. Gli unici che dicono di avere le ricette giuste sono il comico genovese e la Lega. Se poi andate a vedere, i loro programmi sono a metà strada fra Cagliostro e i riti Voodoo. Mucchi di corbellerie, in sostanza. E intanto il paese sta fermo e i disoccupati anche.