Italia vive più di rendita che di lavoro…tutta un Colosseo

di Redazione Blitz
Pubblicato il 18 Settembre 2015 15:00 | Ultimo aggiornamento: 18 Settembre 2015 15:03
Italia vive più di rendita che di lavoro...tutta un Colosseo

Italia vive più di rendita che di lavoro…tutta un Colosseo

ROMA – Non resta che sperare che Federico Fubini si sbagli, che le cifre da lui riportate sul Corriere della Sera siano state fornite da fonti imprecise. Leggiamo insieme: “Di recente il monte redditi da trasferimenti pubblici e da capitali ha superato (di poco) il monte redditi da lavoro…”. Cioè? Traduzione fornita dallo stesso Fubini: “Nell’Italia del 2015 si guadagna più con affitti, cedole, dividendi e assegni dello Stato che producendo qualcosa”.

Chiaro, no? L’Italia, anche se si racconta tutto il contrario, vive più di rendita che di lavoro. Gli investimenti sono calati dal 22 per cento del reddito nazionale al 16 per cento, vuol dire non solo che un bel po’ di imprenditoria è andata in crisi nella crisi, vuol dire anche che molti di quelli che hanno i soldi hanno preferito impiegarli in rendita finanziaria invece che in impresa.

La spesa pubblica, anche se tutti piangono miseria per tanto insopportabili quanto mai visti tagli, è costantemente aumentata e resta sopra il 50 per cento del Pil. Vuol dire che di appalti gonfiati, consulenze, assunzioni e piante organiche” su base clientelare, di spreco, sovra costi e sovvenzioni campa buona parte del ceto medio, un bel po’ di professionisti e non pochi segmenti di lavoro dipendente pubblico. Vuol dire che i tagli sono stati solo tagli alla spesa attesa e pretesa, agli incrementi di spesa abituali da decenni e quindi attesi come diritto acquisito.

La spesa previdenziale e assistenziale, pur arginata da leggi che l’intero paese odia, resta inestricabile nella sua composizione e imperscrutabile nelle sue motivazioni. E alla fine enorme quanto ingiusta. Esempio principe: i 22 milioni di assegni pensionistici, una enormità gonfiata a dismisura dalla complicità di governi e opinioni pubbliche e metà degli importi sotto i mille euro mensili.

Somma finanza, speculazione, risparmio, attività in nero, spesa pubblica, assistenza e previdenza e la somma appunto sarà superiore alla somma dei redditi da lavoro. Un paese con questa economia ha come corollario e necessaria conseguenza una società modellata a specchio: ricerca, cura e difesa della rendita più che ricerca, cura e difesa di lavoro e impresa. Una socio-economia di questo tipo a sua volta genera e volentieri ospita lavoratori del turismo che chiudono per assemblea Pompei, il Colosseo, gli Uffizi…E, sempre per stare alle cronache ultime, dipendenti comunali di Roma pronti allo sciopero per il salario accessorio sganciato da lavoro accessorio, dipendenti della società pubblica dei rifiuti che minacciano sciopero a difesa della categoria, della categoria, la raccolta e smaltimento rifiuto è optional spesso negletto. E Vigili Urbani pronti alla lotta sotto Giubileo…

Decine, centinaia, migliaia di gruppi sociali, categorie, corporazioni, grumi, lobby che si nutrono appunto di rendita (finanziaria, clientelare, politica, assistenziali, di posizione) e che la rendita difendono più del lavoro. Per questo, anche per questo l’Italia è per più della metà un grande Colosseo: gli addetti in assemblea non difendono il loro lavoro, infatti chiudono la fonte del loro lavoro, la ragione stessa del loro lavoro. Difendono la loro rendita, il loro status di impiegati pubblici, di custodi, di funzionari, di salario a fine mese, di aperture facili ai turisti solo in cambio di premio in denaro. E sanno quel che fanno in questa Italia: rendita batte lavoro e rende di più.