Khaled Asaad torturato non ha parlato: martire dell’umanità

di Redazione Blitz
Pubblicato il 20 Agosto 2015 14:41 | Ultimo aggiornamento: 20 Agosto 2015 14:44
Khaled Asaad torturato non ha parlato: martire dell'umanità

Khaled Asaad torturato non ha parlato: martire dell’umanità (foto Ansa)

Se avessimo coscienza e consapevolezza della nostra contemporaneità, se comprendessimo la storia nel momento in cui la viviamo, se avessimo un’idea meno ottusa e angusta non solo del mondo ma perfino di noi stessi, allora d’istinto e di ragione penseremmo tutti a Khaled Asaad come un martire dell’umanità. E ci affretteremo a riconoscerlo come tale anche in sede formale. Dovrebbe incaricarsene l’Onu. Dovrebbero farsene carico i governi dell’Unione Europea. E anche quelli di Cina e Russia e di qualunque altro Stato abbia nozione di cosa è umanità.

Khaled Asaad era un vecchio archeologo, per quaranta e passa anni aveva studiato, curato, protetto e promosso i magnifici resti architettonici di Palmira. All’approssimarsi dell’Isis aveva lavorato a trasferire e a nascondere decine, centinaia di reperti archeologici, di pezzi di storia dell’uomo. Poi i taglia teste, gli sgozzatori seriali, gli adoranti il loro idolo mentre stuprano sono effettivamente arrivati. E hanno preso Khaled Asaad. Per un mese lo hanno interrogato e torturato. Torturato per sapere dove avesse nascosto e trasferito quei pezzi della storia dell’uomo.

Ai macellai in nero quei pezzi servivano, fortemente li volevano. Alcuni per distruggerli davanti alle telecamere e mimare così la polverizzazione del mondo, di ogni mondo che non sia la loro versione dell’Islam. Polverizzazione di ogni mondo altro, eliminazione di ogni umano altro. Altri pezzi di di storia dell’uomo, i più, i macellai in nero li volevano e li vogliono per venderli e comprarci con il ricavato armi. E’ quello che fanno da molti mesi con tutto ciò che trovano nei siti archeologici in Siria e in Iraq. E’ quello che volevano fare a Palmira. Come se qualcuno a Roma abbattesse per propaganda la cupola di San Pietro, demolisse il colonnato del Bernini e sminuzzasse in decine di migliaia di mattoni il Colosseo, l’arco di Tito, la colonna Traiana per venderli e compraci fucili, pagarci il salario del miliziano.

A Palmira i macellai di uomini e di storia umana finora non ci sono riusciti. Glielo ha impedito Khaled Asaad. Ha resistito alla tortura, non ha parlato. Ha preferito essere decapitato dopo essere stato torturato. Ha preferito, scelto, valutato, correttamente valutato che la sua vita non valeva consegnare ai macellai quei pezzi di storia dell’uomo. E’ stato Khaled Asaad un grande uomo. Come quelli che non parlavano nelle camere di tortura della Gestapo o dell’Inquisizione. Come tutti quelli nella storia degli uomini che si sono sentiti parte dell’umanità e sono stati consapevoli della responsabilità di essere tali. Come tutti quelli che hanno trovato la dignità non solo nel morire ma nell’esistere. Come tutti coloro che in situazione estreme hanno salvato prima di tutto l’umanità e non se stessi.

Chiunque abbia un po’ di compassione verso gli umani, chiunque abbia rispetto per se stesso, chiunque abbia dosi anche minime di “virtute e conoscenza”, chiunque voglia davvero bene ai suoi figli, agli antenati e ai posteri, chiunque non sia un intorpidito cittadino di nulla in un universo senza tempo e spazio, chiunque sia consapevolmente partecipe dell’umanità pronunci, magari nel silenzio del dialogo con se stesso, un grazie per Khaled Asaad.