La Capitana contro Il Capitano: l’impossibilità di essere seri

di Lucio Fero
Pubblicato il 27 Giugno 2019 10:14 | Ultimo aggiornamento: 27 Giugno 2019 10:14
La Capitana Carola contro Il Capitano: l'impossibilità di essere seri

La Capitana contro Il Capitano: l’impossibilità di essere seri (Carola Rackete nella foto Ansa)

ROMA – La Capitana contro il Capitano: un B movie raccontato dalla stampa italiana come fosse un kolossal. La Capitana della Sea Watch contro Il Capitano d’Italia, un racconto così, colmo di incapacità a raccontarla seria. La Capitana contro il Capitano, un fumetto, una rappresentazione teatrale a livello dell’Opera dei Pupi. Ma è così, purtroppo non è niente altro che così: un racconto di aspiranti (talvolta inconsapevoli) burattinai tifosi per burattini ultra. 

Ed ecco quelli che stanno con la Capitana: eroica “agisce col cuore”, novella Marianna della libertà dei popoli, poliglotta, giovane, ambientalista, eroina, Giovanna d’Arco, una fanciulla andata in mare a miracol mostrare, il miracolo dell’umanità incarnata che sfida e atterra il potere cattivo. La racconta così ad esempio La Repubblica La Capitana. Sea watch la nave del Bene contro le terre e i pori del Male e sulla tolda Capitan Carola, il volto al vento della giustizia, sulla rotta dell’umanità. Non un dubbio, non una sfumatura, men che mai una complessità. L’azione, la scelta politica di Sea Watch? Che…? Il8 senso di una sfida all’ultimo facebook per 42 migranti? Cosa…? Capitan Carola che comunque vada a finire sbarca in Italia tonnellate di razzismo indotto e vagonate di voti a Salvini? Ma che…? Si corra a Lampedusa a tributare omaggio alla nuova eroina. E pernacchia postuma a Minniti, La Capitana sia il vero leader.

Ed ecco quelli che stanno con Il Capitano. Eccoli stampare che La Capitana è figlia di papà, ha i soldi e quindi non ha niente da fare tranne che rompere le palle (Il Capitano ha detto proprio così: mi sono rotto le palle). Eccoli parlare de La capitana come di una nordica viziata e sotto sotto chissà quali altri vizi (magari sarà davvero tutta e solo femmina?). Eccoli sui social invocare per La Capitana quel che si invocava per la Boldrini. Ecco chi va in tv e chiede a nome di un partito di affondare la nave. Eccoli radunarsi a coorte intorno a Il Capitano, l’uomo del Bene contro il Male nero-biondo che viene dal mare. I saraceni gli scuri, i pirati del nord, biondi, olandesi, tedeschi, quella roba là.

Tutto teatro, tutta rappresentazione teatrale con copione e parti assegnate semplici semplici, appena sbozzate nel legno dei pupazzi. Ogni giorno altri sbarcano, in Italia e altrove, nel silenzio dei teatranti e del vasto pubblico. Ogni giorno la concreta e maledettamente complicata realtà del che farne di chi sbarca e del cosa accade alla gente e alla società che se li ritrova in casa. Maledettamente complicata realtà che nessuno nella realtà può rendere semplice. E invece il teatro di bassa qualità grida che è fatta: porti chiusi e non arriva più nessuno, sull’altro lato del palcoscenico (medesima rappresentazione) si grida: fateli sbarcare, fateli sbarcare tutti, è questa la soluzione, l’umanità.

Seri, essere seri? Sapere che la migrazione non la fermi ma la devi ridurre altrimenti si raggiunge una quota oltre la quale la società ospitante ha reazione di rigetto che snatura se stessa? Sapere e governare e fare opposizione sulla base di una cosa così complicata? Impossibile, impossibile per noi. Al governo, in Parlamento, sulle banchine di Lampedusa, sui giornali, nelle tv, sui social si registra e si attesta l’impossibilità di essere seri. E’ La Capitana contro Il capitano, si va a tifare per l’una o l’altra. E che tifo è se non è tifo cieco, irrazionale, smodato, ultra, perfino ridicolmente ultra?