Lavoro, soldi… altri volano con le riforme, noi no. Italia, paura di cambiare

di Giuseppe Turani
Pubblicato il 1 agosto 2015 7:43 | Ultimo aggiornamento: 31 luglio 2015 18:52
Lavoro, soldi... altri volano con le riforme, noi no. Italia, paura di cambiare

Lavoro, soldi… altri volano con le riforme, noi no. Italia, paura di cambiare

ROMA – Giuseppe Turani ha scritto questo articolo dal titolo “Italia, paura di cambiare”, anche sul suo sito Uomini & Business.

Non serve essere antirenziani per sperare che ormai sia finita con gli sciocchi annunci sulla presunta crescita dell’occupazione. I dati di giugno dicono, anzi, che il numero dei senza lavoro (e senza stipendio) è in aumento. D’altra parte, non poteva che essere così è stato così. Se non c’è una forte ripresa (e non c’è) l’occupazione non può certo salire. Bene che vada rimane stabile o addirittura diminuisce, come appunto è successo in giugno rispetto al mese di maggio (0,2 per cento in più di disoccupazione).

Ma allora la riresa non c’è? No, la ripresa è arrivata. Solo che è talmente debole che molti non se ne sono nemmeno accorti. Inoltre, è una ripresa strana: riguarda solo, praticamente, chi esporta. Tutti gli altri (mercato dell’auto a parte) continuano a nuotare nella consueta stagnazione.

E non si può nemmeno dire che sia colpa dell’euro o dell’austerità. Spagna e Irlanda sono state molto più austere di noi, ma stanno crescendo a ritmi impressionanti. La differenza è che loro hanno fatto davvero le riforme mentre noi facciamo una grande fatica a fare passare in parlamento qualche piccola riforma, ma sempre con molta timidezza e senza incidere davvero sui vari “freni” (burocrazia eccessiva, sindacati molto rigidi, protezioni corporative, magistratura onnipresente che arriva a chiudere impianti industriali).

Però una vera ripresa è possibile, non sta sulla luna. Per rendersene conto basta guardare appunto alla Spagna o all’Irlanda. Non hanno trovato il petrolio, non hanno scassinato la Federal Reserve, e non hanno stampato euro falsi di notte. Semplicemente si sono riorganizzati e hanno imparato a funzionare in modo più efficiente. Non sono tornati allo schiavismo, sono paesi che vanno bene, con un’ottima crescita e condizioni di vita più che dignitose.

Qui invece, lo abbiamo già scritto, ogni piccolo cambiamento incontra mille difficoltà e ogni volta sembra che si voglia instaurare una dittatura o affamare il popolo. Da quando c’è Renzi a palazzo Chigi, e quindi da quando qualche riforma si è fatta, sembra che l’obiettivo collettivo (di destra e sinistra) sia quello di liberarsi dell’usurpatore, in modo da tornare al vecchio, tranquillo tran tran, dove non succede niente, dove si decade regolarmente e i disoccupati aumentano.

In conclusione, la nostra enorme disoccupazione (e scarsa crescita) non sono maledizioni divine. Sono quello che capita a un paese vecchio e che ha paura delle riforme. Che ha paura di cambiare.