Lega, il lungo addio dai sovranisti, comincia la marcia su Roma

di Bruno Tucci
Pubblicato il 10 Ottobre 2020 14:28 | Ultimo aggiornamento: 10 Ottobre 2020 14:28
Lega, il lungo addio dai sovranisti, comincia la marcia su Roma. Nella foto: Giancarlo Giorgetti

Lega, il lungo addio dai sovranisti, comincia la marcia su Roma. Nella foto: Giancarlo Giorgetti

A sinistra si sorride, a destra non tanto. Anzi, siamo vicino alle lacrime che sgorgheranno copiose se non si arriverà a trovare un accordo.

Nel partito di Matteo Salvini (è tutto dire, chi ci avrebbe mai pensato pochi mesi fa) c’è maretta. Il numero due, Giancarlo Giorgetti, non spinge fino in fondo il coltello. Ma dice chiaro e tondo che il Carroccio rischia di prendere una solenne batosta. I primi sintomi si sono già avvertiti e se non si cambia strada i guai aumenteranno.

La Lega secondo Giorgetti

Perché? La Lega – secondo l’ex sottosegretario alla presidenza del Consiglio – è scivolata troppo a destra, alla gente non piace questa virata. Gradirebbe dare il voto ad un partito più moderato, insomma più centrista. E’ quello che sta predicando da tempo Silvio Berlusconi. Che in questi ultimi tempi ha fatto sentire poco la sua voce.

Salvini seguirà i consigli dei suoi amici più fidati? O andrà avanti a testuggine perché è convinto che le sue idee sono vincenti? Forse, chissà, può darsi. Ma è un fatto che all’interno del Carroccio, qualcuno è propenso a smetterla di essere così sovranisti. Si potrebbe cominciare con l’Europa, nel senso di avvicinarsi di più ai Paesi del vecchio continente.

Come? Ad esempio votando nel 2021 (quando David Sassoli dovrà lasciare il posto di presidente) per un candidato del partito popolare europeo. La smetterebbero gli avversari di dire che la Lega è un partito troppo estremista. E si toglierebbe a Nicola Zingaretti e compagni un’arma che i Dem usano spesso per “criminalizzare” la Lega.

Boccone difficile da far ingoiare a Salvini, però il gioco potrebbe valere la candela ed alle prossime consultazioni politiche guadagnare qualche punto perso per la strada negli ultimi mesi.

Bisogna stare alla finestra e attendere, ma i tempi non possono procrastinarsi a lungo. Perché i moderati della destra si stanno muovendo senza nascondere nulla. Tra i primi Giovanni Toti e Mara Carfagna che, seduti pochi giorni fa a tavola, insieme con un altro gruppo di “dissenzienti”, hanno gettato le basi per una corrente politica.

Dimenticando il Cavaliere che li ha “inventati”? Sia l’uno che l’altra sono creature dell’ex presidente del Consiglio. Il quale è però abituato a certe uscite, vedi Angelino Alfano, il quale scoperto da Silvio, abbandonò il padrino e non perse un attimo a fondare un partito, il nuovo centro destra, che non ebbe comunque un buon successo.

Qual è il pensiero di Giorgia Meloni in questo dolce naufragare? La leader di Fratelli d’Italia rimane ferma sulle sue posizioni, continua a rosicar voti sia a Forza Italia che alla Lega.

Ed è ormai la terza forza politica italiana avendo superato – secondo i sondaggi – anche i 5Stelle ancora alle prese con una crisi interna senza eguali. Beghe di natura ideologica? Probabilmente no, anche se tra Di Maio e Di Battista la guerra è aperta.

Per la conquista del potere o più semplicemente di alcune poltrone? Traballa, ad esempio, quella di Virginia Raggi. I pentastellati non vorrebbero perdere il Campidoglio, ma sanno che il sindaco di Roma ha pochissime possibilità di essere rieletta.

Allora, vanno alla ricerca di un patto con il Pd, a cui cederebbero la Capitale in cambio di qualche altro seggio ancora da identificare. Nel frattempo si susseguono i nomi dei possibili candidati. Carlo Calenda in primis, poi Massimo Giletti che deve la sua notorietà ad un programma tv.

Ricorda una vecchia volpe democristiana. “Sentite a me. Chi si candida un mese prima è morto”. E alle elezioni di Roma di mesi ne mancano almeno sei.