Legge di stabilità. Letta e Saccomanni uccidono la speranza, manovra recessiva

Pubblicato il 18 Ottobre 2013 7:57 | Ultimo aggiornamento: 26 Febbraio 2020 10:23
La manovra recessiva del Governo Letta-Saccomanni che uccide la speranza

Enrico Letta e Fabrizio Saccomanni, principali respnsabili della politica economica in Italia

Quella del Governo Letta, per il 2014, è una azione di politica economica recessiva, a cominciare dalla Legge di Stabilità  presentata dal Presidente del Consiglio in questi giorni.

Fronte entrate. 3,7 miliardi di sgravi fiscali. Sono finanziati per metà con aumenti di altre tasse. Quindi: complessivamente 1,8 miliardi di minori tasse, un +0,1% circa di PIL, espansivo.

Fronte uscite. 7,9 miliardi di maggiori spese pubbliche. Finanziate con 3,5 miliardi di tagli alle spese, 1,4 con misure una tantum che qui non consideriamo per semplicità e 3 miliardi di aumento di deficit. Quindi: complessivamente un aumento di spese di 4,4 miliardi, un altro + 0,3% circa di PIL, espansivo.

Se facciamo la somma di queste minori tasse e maggiori spese in totale una legge di stabilità espansiva dello 0,4% di PIL. Poco, certo, ma sempre espansivo per l’economia.

Ma non è v ero, per due ordini di motivi.

Il deficit di 2,5% di PIL che comunichiamo alla Commissione europea è in realtà un 2,7% mascherato. La “falsificazione ottimistica” della spesa per interessi incide nel 2014 per lo 0,2% di PIL. Quando a fine 2014 tutti ne prenderemo beatamente atto, notando una maggiore spesa per interessi di quanto stimato, la Commissione europea ci chiederà una bella manovrina da 0,2 di PIL% per riportare i conti al promesso 2,5% di PIL. Quindi, in realtà la manovra è espansiva non dello 0,4% di PIL ma dello 0,2%.

Si dà il caso però che la legge di stabilità sia solo l’ultimo tassello della politica economica di Letta. Il piatto forte, preparato solo poche settimane fa è quello contenuto nella nota di aggiornamento del DEF dove si leggevano le grandezze tendenziali (prima della manovra) che questo Governo sottoscriveva come quelle più appropriate per il 2014 e gli anni a seguire.

Se proviamo a immaginare questa legge di stabilità come il parmigiano che il cuoco mette alla fine sul piatto di pasta (il DEF), ne consegue che non valuteremmo la bravura del cuoco solo dal parmigiano ma dal tutto.

E allora vediamolo questo tutto. Della legge di stabilità abbiamo già detto: +0,2% di PIL o +0,4% di PIL a seconda che si creda o meno alle super ottimistiche stime del Tesoro sulla spesa per interessi. Vediamo ora cosa contiene il DEF.

Il DEF lascia di fatto la pressione fiscale 2014 immutata rispetto al 2013. Ma nelle spese pubbliche il DEF Letta è duro assai. Prevede un calo degli stipendi pubblici dal 10,5% del PIL al 10,1%. Recessivo dunque per 0,4% di PIL (in parte sarà composto anche da un disinvestimento in capitale umano che toccherà scuole ed università). In più se ci aggiungete il calo delle spese in conto capitale di cui vi abbiamo già parlato, dal 3,3% di PIL al 2,8%, – 0,5% di PIL in meno di investimenti pubblici – arriviamo a quota -0,9% di PIL.

Se tiriamo le somme, la legge di stabilità Letta è espansiva di 0,2-0,4% di PIL, il DEF recessivo di 0,9% di PIL; complessivamente una manovra 2014 recessiva come minimo di 0,5% di PIL, come massimo di 0,7% di PIL.

Per capire meglio la logica, facciamo un esempio. Ma non ha detto Letta con la legge di stabilità che ci saranno 3 miliardi in più per le infrastrutture (Mose compreso)? Vero, ma nel DEF aveva scritto che avrebbe diminuito gli investimenti pubblici 2014 di 8 miliardi, quindi effettivamente il taglio finale sarà di 5 miliardi di euro nella spesa in conto capitale.

E allora, come può questo Governo stimare una crescita economica del +1% nel 2014? Semplice. Con due “trucchi” del mestiere che intendo approfondire in un nuovo articolo.

Per ore mi basta dire tutto il male possibile di una manovra che leva speranza per il futuro e non fa ripartire consumi ed investimenti privati perché non incide (in senso ottimistico) sulle aspettative dei cittadini. Cosa c’è di più triste di un Governo che taglia investimenti, in infrastrutture e capitale umano, ovvero la base su cui si radica e cresce la ripresa della speranza di un Paese?