Arabia Saudita. Morto erede al trono Sultan, successione incerta

di Licinio Germini
Pubblicato il 22 Ottobre 2011 12:03 | Ultimo aggiornamento: 22 Ottobre 2011 14:39

Il principe Sultan bin Abdel Aziz Al Saud

RYAD, ARABIA SAUDITA – La morte dell’erede al trono dell’Arabia Saudita, principe Sultan bin Abdel Aziz Al Saud, 85 anni, avvenuta secondo indiscrezioni in un ospedale di New York dopo una lunga malattia, apre una serie di questioni sulla successione al potere nel Paese, straricco di petrolio e stretto alleato degli Stati Uniti. Sultan era il fratellastro del re Abdullah, più anziano di due anni, e lui stesso malato. Secondo notizie diplomatiche, Sultan era affetto da cancro al colon dal 2009.

Il più probabile candidato alla scelta del successore di Abdullah è il principe Nayef, il potente ministro dell’Interno e capo delle forze di sicurezza interne. Quando Sultan si è ammalato, infatti, il re nel 2009 ha implicitamente indicato Nayef quale successore nominandolo secondo vice-primo ministro, una posizione che tradizionalmente lo ha reso secondo in linea per l’ascesa al trono.

Ora, rileva il New York Times, per la prima volta il meccanismo della scelta dell’erede di Abdullah non è chiaro. E’ possibile che il re affidi la decisione al Consiglio di Fedeltà, un organismo creato dallo stesso sovrano nel quadro delle sue riforme, formato da suoi fratelli e nipoti. In tal caso la scelta aprirebbe un dibattito nelle alte sfere della monarchia, sebbene è opinione diffusa che Nayef è il favorito.

L’Arabia Saudita è stata governata dal 1953 dai figlio del suo fondatore, il re Abdul-Aziz, che da svariate mogli ha avuto oltre 40 figli. Chiunque dovesse succedere ad Abdullah manterrà quasi certamente gli stretti rapporti con gli Stati Uniti, ma la successione avrebbe ripercussioni interne. Abdullah è considerato un riformatore, migliorando cautamente la posizione delle donne – che potranno per la prima volta votare nel 2015 – e cercando di modernizzare il regno nonostante l’opposizione dei clerici ultraconservatori Wahhabi, che conferiscono alla famiglia reale la legittimità religiosa necessaria per governare. E Nayef è considerato vicino ai clerici.

La morte di Sultan giunge in un momento in cui si infittiscono gli interrogativi sulla salute del re. La settimana scorsa Abdullah è stato operato alla schiena a Ryad, e si è sottoposto ad altre due analoghe operazioni in precedenza a New York. Nayef ha condotto un’aggressiva campagna repressiva contro i militanti islamici dopo gli attacchi alle Torri Gemelle – 15 dei terroristi erano sauditi – ma si sa che mantiene stretti rapporti con le gerarchie religiose saudite.

E se Nayef fosse nominato principe ereditario, ciò, rilevano gli analisti, potrebbe dare luogo a tensioni nella leadership saudita, contrapponendo i sostenitori delle riforme di Abdullah a coloro che si oppongono a qualsiasi deviazione dalla severa interpretazione dell’Islam nel regno.

Nayef è per la linea dura contro il rivale regionale, l’Iran, a maggioranza sciita, ed all’inizio dell’anno ha accusato Teheran di fomentare proteste e disordini nella minoranza sciita saudita. E’ anche stato strumentale nella decisione del regno lo scorso marzo di inviare truppe nel vicino Bahrain per contribuire alla repressione di dimostranti riformisti sciiti ribellatisi ai loro governanti sunniti. I leader dei Paesi del golfo accusano gli sciiti del Barahin di intrattenere rapporti con l’Iran.

Sultan lascia 32 figli avuti da varie mogli. Essi includono Bandar, ex-ambasciatore negli Stati Uniti ed ora capo del Consiglio per la Sicurezza Nazionale, e Hhaled, che era assistente del padre al ministero della Difesa.