Licinio Germini

Ucraina. L’orso russo, ferito nel giardino di casa, si agita, per ora a parole

Il premier russo Dmitri Medvedev

Il premier russo Dmitri Medvedev

RUSSIA, MOSCA – Ferito da quella che il Cremlino riconosce essere stata una pesante “sconfitta” nel cortile di casa, l’orso russo non sembra avere alcuna intenzione di accettare il fatto compiuto in Ucraina e ruggisce. Per ora solo a parole, ma con parole forti.

Il premier Dmitri Medvedev – il volto più rassicurante per l’occidente del potere moscovita – ma anche l’uomo che da presidente si assunse la responsabilità di decidere la risposta militare contro la Georgia nel 2008 – mette apertamente in dubbio “la legittimità” del governo ‘rivoluzionario’ di Kiev e parla d’interessi russi “minacciati”. Mentre il ministero degli Esteri – dopo aver polemizzato con la Ue – denuncia addirittura l’emergere di “metodi dittatoriali e a volte terroristici” contro chi dissente.

L’escalation verbale arriva all’indomani del richiamo dell’ambasciatore russo da Kiev e dell’annuncio del congelamento sine die dell’aiuto finanziario da 15 miliardi di dollari promesso a suo tempo al fuggitivo ex-presidente Viktor Ianukovich. E a rasserenare il clima non aiuta l’euforia dell’ala più nazionalista della nuova leadership ucraina, con l’annuncio della cancellazione del russo (lingua di riferimento di poco meno della metà degli ucraini) come secondo idioma del Paese, le accuse più o meno velate a Mosca di aver collaborato alla “repressione”, i proclami per dichiarare fuori legge partiti filorussi o giornali allineati al vecchio potere.

La replica di Medvedev è tagliente: “A rigore – afferma il premier – oggi a Kiev non abbiamo con chi parlare. La legittimità di tutta una serie di organi istituzionali pone seri dubbi”. Se poi si considera che il governo  rappresentato da gente che gira con “passamontagna neri e kalashnikov, questi non sono partner con cui dialogare”. Quanto all’atteggiamento di Ue e Usa, Medvedev è sarcastico: “Certi nostri partner occidentali giudicano il nuovo vertice ucraino legittimo. Non so quale Costituzione abbiano letto, ma a me pare un’aberrazione riconoscere come legittimo ciò che è risultato di una rivolta”. Il minaccioso avvertimento del premier è dietro l’angolo: la situazione in Ucraina “rappresenta una minaccia per i nostri interessi e per la vita dei nostri cittadini”.

E quanto alle forniture di gas russo, strategiche anche per l’Europa attraverso la rotta ucraina, la garanzia al momento riguarda solo i contratti in essere. Quelli futuri andranno rinegoziati. Al di là della leva economica – con il ministro dell’Economia Aleksiei Uliukaiev che non esclude l’imposizione di dazi doganali più gravosi se Kiev dovesse intraprendere la strada di un accordo di associazione con l’Ue – il Cremlino può d’altronde contare sui sentimenti filo-russi dell’Ucraina sud-orientale. E sul ritorno di fiamma delle aspirazioni secessioniste della Crimea, regione dell’Ucraina storicamente russa dove Mosca controlla una base navale con 26.000 uomini e dove le piazze si sono riempite negli ultimi giorni con slogan diametralmente opposti a quelli di Maidan o dell’Ucraina occidentale.

Questo non significa, che incombano necessariamente scenari di guerra, prova a rassicurare Fiodor Lukianov, uno dei massimi analisti russi di politica estera. Ma bisognerà vedere se la ‘nuova Ucraina’, stabilizzatasi un minimo, sarà disposta ad accettare quelle che Putin giudica condizioni vitali: “Il rispetto dell’accordo sulla flotta del Mar Nero, l’assenza di negoziati con la Nato e il rispetto della popolazione russofona dell’Ucraina”. Ma per ora resta il senso di uno smacco dalle conseguenze imprevedibili: la vittoria del fronte anti-Ianukovich in Ucraina – ammette una fonte autorevole del Cremlino citata dal Wall Street Journal – è stata “una grande sconfitta per Putin. Per tutti noi, la conclusione è che l’Occidente ha vinto nel mettere a segno un colpo di Stato in un Paese tradizionalmente legato alla Russia”.

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