Imponenti manovre navali di Stati Uniti e 25 alleati nello Stretto di Hormuz

di Licinio Germini
Pubblicato il 18 settembre 2012 11:22 | Ultimo aggiornamento: 18 settembre 2012 15:38

Lo Stretto di Hormuz

IL CAIRO, EGITTO – Simulazioni di guerra alle porte del Golfo Persico. Mobilitando circa trenta navi tra incrociatori, portaerei e dragamine, gli Stati Uniti hanno lanciato assieme a 25 alleati una massicia esercitazione militare senza precedenti nello stretto di Hormuz, congestionata e cruciale via di transito del traffico mondiale petrolifero. Un’imponente manovra che va inevitabilmente a incrociarsi con l’acuirsi delle tensioni tra Israele e Iran e con l’ipotesi di uno scontro frontale tra i due Paesi.

L’esercitazione, la più grande mai effettuata nella zona, secondo diversi analisti si delinea come un avvertimento lanciato alle autorita’ iraniane sulla forza e la determinazione della coalizione occidentale per proteggere il libero passaggio delle navi nello stretto. In caso di attacco preventivo israeliano – ieri il premier Netanyahu e’ tornato ad evidenziare la gravita’ della minaccia nucleare iraniana polemizzando con la politica di ‘contenimento’ Usa – l’ipotesi che l’Iran blocchi lo stretto o mini i suoi fondali appare piu’ che una minaccia. Nello stretto transita il 35 per cento del petrolio mondiale trasportato via mare.

Le esercitazioni, denominate ‘Imcmex-12′, hanno il chiaro obiettivo di prepararsi ad un eventuale sfondamento del blocco dello stretto e alle operazioni di sminamento. Le manovre, cominciate lunedi e previste per un periodo di 12 giorni, sono impressionanti per l’imponenza dello spiegamento di forze militari, coinvolgendo – oltre alla Quinta Flotta Usa di base nel Bahrein – i principali alleati europei e mediorientali di Washington: dalla Gran Bretagna all’Arabia Saudita, dalla Francia agli Emirati Arabi.

Un portavoce della Quinta Flotta ha negato comunque ogni legame con l’aggravarsi della crisi Iran-Israele, affermando che ”l’esercitazione internazionale di sminamento non è in risposta ad alcuna minaccia o situazione specifica”. E il generale Mohammad Ali Jafari, capo dei Guardiani della Rivoluzione’ iraniani, ieri ha sottolineato da Teheran la matrice ”difensiva” delle manovre. Per la Casa Bianca, del resto, c’e’ ”ancora tempo per la diplomazia” nel dossier nucleare e martedi a Istanbul, l’Alto Rappresentante per la politica estera dell’Unione Europea, Catherine Ashton, e il capo negoziatore iraniano per il nucleare, Saeed Jalili, si incontrano per cercare di costruire quella fiducia reciproca che continua a mancare.

Ma i motivi di allarme suggeriti dalle mega esercitazioni guidate dagli Usa di certo non mancano. Le manovre, fra circa un mese, saranno infatti seguite da un’altrettanto imponente esercitazione militare iraniana, anch’essa nello Stretto di Hormuz, che gia’ in passato e’ stato visto come strumento di ricatto nelle mani di Teheran.

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