Usa, elezioni. Paul Ryan, vice di Romney e nuova stella del partito repubblicano

di Licinio Germini
Pubblicato il 30 agosto 2012 10:42 | Ultimo aggiornamento: 30 agosto 2012 14:46

Paul Ryan

TAMPA, STATI UNITI – Nella destra americana è inaspettatamente nata una nuova stella. La convention di Tampa ha sancito l’ascesa di un uomo politico che fino a pochi giorni fa era praticamente sconosciuto, Paul Ryan.

Dopo 35 minuti dal ritmo serrato, pieni di continui attacchi a Obama e alla sua visione dell’America, il numero due del candidato presidenziale Mitt Romney, questo giovane 42enne del Wisconisn si conferma l’uomo nuovo del partito repubblicano, un leader vero, una risorsa pronta a lanciarsi ben oltre la sfida del prossimo sei novembre.

Grintoso, spregiudicato, si gioca subito la carta della sua giovane eta’: ”La nostra generazione ora ha il compito di dare ai nostri figli lo stato che abbiamo ricevuto dai nostri genitori”. Tutto fa pensare che la sua forza sia una buona notizia per il Grand Old Party. Ma tanto vigore, rilevano gli osservatori, costuisce anche un rischio per Romney. Con gli occhi spiritati, guardando dritto nelle telecamere, Ryan e’ riuscito a toccare le corde profonde del partito, ansioso di dare libero sfogo alla propria rabbia contro Barack Obama.

”Il nostro problema e’ che non abbiamo un leader alla Casa Bianca”, infierisce tra gli applausi. ”I nostri diritti ci vengono dalla natura e da Dio, non dal governo”, attacca con toni cari al Tea Party. Anche per lui, la biografia vale più’ di un programma politico. Orfano di padre dall’eta’ di 16 anni, ha esaltato il ruolo della madre. Poi i figli e la moglie bionda e sorridente, hanno fatto il resto.

Ma tanto successo rischia di essere ingombrante per Romney, chiamato giovedi, nel discorso di accettazione della candidatura, a fare meglio del suo compagno di viaggio. Perdere un confronto del genere rischierebbe di diventare un terribile boomerang per l’intera sfida presidenziale repubblicana.

Implacabile sull’economia, Ryan afferma che ”il lavoro sarà’ duro”. ”Non avremo molto tempo a disposizione. Ma risolveremo i problemi economici che affliggono il nostro Paese”. Poi va al sodo, facendo una promessa concreta alla sua gente: ”Abbiamo un piano per rafforzare la classe media. Creeremo 12 milioni di nuovi posti di lavoro nei prossimi 4 anni. Puntiamo a assicurare opportunità’ per i più’ giovani e garanzie per i più’ anziani’. Proposte, alternate ad attacchi micidiali all’amministrazione democratica.

”Non passeremo – rassicura – quatto anni ad attaccare chi c’era prima di noi. Ci assumeremo le nostre responsabilità’. Un presidente, un solo mandato. 5 trilioni di debito in più”’. Quasi una epitaffio sull’attuale capo della Casa Bianca. ”Perchè’ noi, a differenza di Obama, non ci smarcheremo dai problemi economici gravi, non metteremo la testa sotto la sabbia”.

Infine, il boato più’ forte, il tripudio più’ convinto, Ryan lo incassa con l’affondo sulla questione della sanità’, un tema centrale nella sua piattaforma politica e il cuore della politica di Obama nel suo primo mandato. ”Aboliremo la Obamacare. Si tratta di oltre duemila pagine piene di regole, obblighi, tasse, spese, costi e multe che non possono avere spazio in un Paese libero. Nessuno di noi può’ accettare di cambiare i nostri principi fondamentali. Con noi torneranno al centro della nostra vita, del nostro Paese”.