Usa, elezioni. Dibattito presidenziale per fare o disfare un candidato

di Licinio Germini
Pubblicato il 2 ottobre 2012 14:22 | Ultimo aggiornamento: 3 ottobre 2012 10:01

Il presidente Obama e il suo sfidante Mitt Romney

WASHINGTON, STATI UNITI – Il primo dibattito presidenziale faccia a faccia di mercoledi a Denver, Colorado (pobabilmente seguito in Tv da oltre 60 milioni di americani, molti dei quali non hanno ancora deciso per chi votare, anche confusi dai sondaggi che quest’anno pare diano il vantaggio assegnato al presidente Barack Obama sul concorrente repubblicano Mitt Romney oscilla tra improbabili 3-4 a addirittura 9 punti),  sta rendendo tutti nervosi.

Nessuno ha dimenticato chel presidente democratico in carica Lyndon Johnson, rifiutandosi nel 1964 di affrontare il dibattito con l’estremista repubblicno Barry Goldwater, che aveva fatto drizzare i capelli in testa agli americani con la sua celebre frase ”l’estremismo contro la violenzà non è peccato”,
vinse a valanga. Gli elettori interpretarono le parole di Goldwater, in piena guerra del Vietnam, che forse intendevano dire ”sganciamo un paio di bombe atomiche su Hanoi e facciamola finita”.

Parimenti, nessuno ha dimenticato i dibattiti nel 1960 tra il giovane candidato democratico John F.Kennedy, bello, eloquente, elegante, e un Richard Nixon con la barba lunga e dall’aria dimessa. Ance JFK vinse a valanga. Difficile dimenticare anche i dibattiti del 1980 tra Ronald Reagan, con il suo humor bonario ma tagliente, e ilbuon Jimmy Carter, che fu travolto dall’ex-attore ed ex-governatore della California.

I dibattiti presidenziali faccia a faccia sono una cosa non facile. E’ sufficiente che uno dei due contedenti mostri esitanza davanti all’avversario, non trasmetta una ”immagine” telesiva soddisfacente, o, peggio che mai, si dimostri impreparato su una domanda del suo avversario, e l’indomani i titoli dei giornali urleranno che ha perso. Ora, perdere il primo dibattito, quello più seguito, è un disastro. Ilcammino verso a Casa Bianca si fa molto più difficile.

Sarà per questo che pur preparato dai suoi allenatori – stessa cosa per Obama – Romney sente il terreno franargli sotto i piedi e carica a testa bassa come un toro infuriato. Con Barack Obama l’America, invece di guidare gli eventi internazionali, si e’ ridotta ”alla merce’ degli eventi” e rischia di ritrovarsi ”nel vortice della crisi mediorientale”: e’ questo il duro attacco in politica estera che il candidato repubblicano muove al presidente dalle pagine del Wall Street Journal.

Se la partita del primo dibattito Tv tra Obama e Romney dovrebbe giocarsi soprattutto sul terreno della politica e dell’economia – tallone di Achille di Obama – alla vigilia dell’atteso confronto il candidato repubblicano sceglie l’affondo sul fronte della politica estera. ”Inquietanti sviluppi – scrive Romney – si stanno manifestando nella gran parte del Medio Oriente. In Siria decine di migliaia di innocenti sono stati massacrati. In Egitto sono saliti al potere i Fratelli musulmani e il trattato di pace con Israele e in bilico. In Libia il nostro ambasciatore e’ stato assassinato in un attacco terroristico . Le ambasciate Usa nella regione sono state colpite da violente proteste. E in Iran gli ayatollah vanno avanti col programma nucleare, promettendo di annullare Israele”.

Tutto cio’ per Romney ”non e’ un caso, ma ci sono grandi questioni che mettono a rischio la nostra sicurezza. Il nostro Paese sembra alla merce’ degli eventi invece di guidarli. E di certo non li stiamo guidando in una direzione che assicuri la protezione della nostra gente e dei nostri alleati. E questo – incalza Romney – e’ pericoloso. Se il Medioriente cade nel caos, se l’Iran va avanti col nucleare, se la sicurezza di Israele viene compromessa, l’America potrebbe essere spinta nel vortice”. Romney quindi promette ”un nuovo corso” per il Medio Oriente se venisse eletto presidente, assicurando di ”restaurare l’influenza dell’America nel mondo rafforzando la nostra economia, le nostre forze armate e i nostri valori”.

Tutto sta vedere se domani milioni di elettori gli crederanno.