Lingua italiana stravolta dalle parole straniere, inglese e francese ci invadono

di Enrico Pirondini
Pubblicato il 8 Novembre 2020 11:33 | Ultimo aggiornamento: 8 Novembre 2020 18:12
Lingua italiana stravolta dalle parole straniere, inglese e francese invadono

Lingua italiana stravolta dalle parole straniere, inglese e francese invadono

Anche la lingua italiana ha preso il virus. Ma non è un “virus cinese”, come dice Trump. È europeo. Siamo invasi da anglicismi e francesismi. È un assedio. Una pandemia.

La nostra lingua è sempre più maltrattata, mutilata. Ovunque. In Politica,nelle Università, sui media. Persino negli ultimi documenti INPS. Persino alla Camera. Protesta l’Accademia della Crusca, denunciano scrittori e insegnanti, editori, gli estimatori dei nostri sei Premi Nobel. È un coro verdiano.

Il gruppo Incipit

A difesa della nostra lingua è stato formato nel 2015 un gruppo scientifico coraggioso, schietto, e l’hanno chiamato Incipit. Ha sede presso l’Accademia della Crusca. È figlio di una petizione (70.000 firme) e di un convegno ad hoc (Firenze, febbraio 2015).

Lo compongono fior di linguisti. Esaminano neologismi e forestierismi “incipienti”. Cioè che sono entrati nello Stivale. E quando ne trovano uno “inutile” o “non chiaro” mandano dei “comunicati” con cui bacchettano gli estensori e suggeriscono il vocabolo italiano equivalente. Di più non fanno. Sono solo un Osservatorio.

Stangate illustri

Nel mirino del Gruppo Incipit ci sono cascati in tanti: Università,tecnologia, sport,cucina. Persino la Camera quando ha annunciato il ristorante interno usando il termine “home restaurant”. Ma non si faceva meglio scrivere “ristorante domestico“? L’INPS quest’anno è stata bacchettato due volte, in aprile e a settembre. Pasqualino Tridico, “presidente anti-austerity “ (il Sole24Ore, febbraio 2019 ) non ha fatto una piega. Prima hanno contestato l’uso del “data breach” (violazione dei dati personali ), poi il ricorso allo “switch off” (spegnere). Anche il perfetto politichese europeo ha ricevuto il cartellino giallo. Quando ha voluto che adottassimo “ hot spot “ (Centri identificazioni migranti ) e quando ci ha rifilato il “voluntary  disclousure” (collaborazione volontaria).

Università e tecnologia

I nostri atenei pescano volentieri fuori casa. Per dire analisi a tavolino, cioè preliminare, usano “analisi on desk”. Per dire sintesi, scomodano “executive summary”. Il resoconto lo chiamano “debriefing”. “Tool” è lo strumento,” Roadrunners map” il piano operativo, “deadline” la scadenza, il termine ultimo. La tecnologia imperversa: account, computer, monitor, password. Faccio un esempio sciagurato:  “Okay, questo week end ho usato il mio computer e il modem per navigare online e fare un test con la mia webcam.
Anche in cucina sono arrivati i forestierismi (chef, buffet, drink,slow food; take away sostituisce asporto. Non parliamo dello sport, adesso c’è pure il Var e la goal Line.

Le lingue evolvono

Le lingue vive evolvono . Attingono da altre lingue. Anche Dante pescava voci nel provenzale, nell’ebraismo, nella ricca tradizione araba. Una lingua segue il cambiamento del mondo ed è giusto che sia così. Una lingua si arricchisce o con contributi interni (via endogena ) o esterni (via esogena). Ma oggi è un’altra cosa.

Il Devoto Oli mette in fila 200 anglicismi. Qualche parola? T-shirt, bodyguard, wi-fi, make up, all inclusive, appeal, audience, background, backstage, brand, badge, boss, cash, fashion, flop, look, gossip, fitness, evergreen. È francamente troppo. Sui francesismi Brignano ci ha fatto uno spettacolo. E via con boutique, chic, toilette, bidet, chapeau, savoir faire.

Le parole intraducibili

Ci sono parole che entrano in casa nostra, ci stanno bene e restano perché sono intraducibili. Non hanno sostituto come film, bar, smog, flirt. Ci sono poi forestierismi che non li consideriamo tali. Come mais, camion, zoom, garage, gilet, motel, zapping, stop,

Claudio Giovanardi, linguista e docente all’Università Roma Tre, dice che non c’è più storia: “Inglese 2 – Italiano 0”. Sette anni fa parlava in un suo libro di pareggio.

Perdita di valori

L’invasione è frutto di troppi errori, dicono i linguisti. Si imbarcano vocaboli stranieri per pigrizia, superficialità, sicumera, scarso amor proprio, perdita di valori. E lanciano l’allarme (condivisibile). È il decadimento della nostra lingua. La mediocrità sublimata.La Culltura sta abdicando? I forestierismi profetizzano la rovina del sapere.
La quarantena ci ha dato l’ultima perla: lo Smart working. La Crusca preferisce “lavoro agile”. Siamo d’accordo.