Lockdown in arrivo? Allo studio? Tutti negano ma i casi aumentano troppo

di Bruno Tucci
Pubblicato il 4 Settembre 2020 13:08 | Ultimo aggiornamento: 4 Settembre 2020 13:08
Lockdown in arrivo? Allo studio? Tutti negano ma i casi aumentano troppo. Nella foto: il ministro della Salute Roberto Speranza

Lockdown in arrivo? Allo studio? Tutti negano ma i casi aumentano troppo. Nella foto: il ministro della Salute Roberto Speranza

La grande speranza è il vaccino. Se ne discute, se ne parla, si spera, Ma per il momento ci sono solo annunci. Nessun dato specifico che possa tranquillizzare milioni e milioni di persone.

Ogni giorno una novità. La Russia ha in mano il segreto, la Spagna e la Francia inseguono un obiettivo, l’Italia sembra essere ad un passo dallo svelare la formula. Tante parole, molte speranze. Niente altro, se non l’assiduo e continuo lavoro dei ricercatori che promettono. Però senza cantar vittoria e illudere chi ha contratto il male.

Tutto questo mentre il virus non molla. Ieri il Covid19 ha avuto un’altra impennata: 1397 nuovi casi con un aumento notevole dei ricoveri in terapia intensiva. Che cosa significa? Dobbiamo aspettarci un autunno maledettamente negativo?

Lockdown, gli scienziati dicono no

Gli scienziati rispondono no, le forze politiche seguono lo stesso ritornello. Però è un fatto che l’epidemia non arretra e ogni giorno ci affligge con numeri che seminano paura. Novembre potrebbe essere il mese buono per un clamoroso annuncio? Chi lo può dire? Dobbiamo solo attenerci ai dati che non sono pieni di ottimismo.

Secondo le fonti sanitarie più attendibili, nelle ultime settimane le richieste di una terapia intensiva sono aumentate del 62 per cento.

Ecco perché c’è tanta ansia e molta apprensione. Si ascolta la radio, si vede la tv, si leggono i giornali nella speranza di avere informazioni precise. Per ora tutto rimane nella nebbia di voci incontrollate o di indiscrezioni che non hanno nessun credito.

Mentre il Paese trema e teme una nuova ondata della pandemia nei Palazzi romani si continua a litigare su argomenti che francamente non interessano per nulla l’opinione pubblica.

Incombe il referendum e fa più paura del lockdown

Ad esempio, il 20 settembre, giorno del referendum che dovrà tagliare i Parlamentari, si voterà si o no? Da che parte è la maggioranza? I dati sono impietosi per quanti vorrebbero che nulla cambiasse alla Camera o al Senato. 10 italiani su 7 darebbero ragione ai 5Stekle, paladini di questa legge.

Ma Zingaretti e il centro sinistra sono prudenti, perché temono il fuoco amico, e cioè che gli sparino addosso coloro che si professano loro alleati, ma in realtà non lo sono affatto.

Si intrecciano le affermazioni, i positivi e i negativi si alternano. Però Carlo Cottarelli (lo ricordate? Era l’uomo incaricato di formare il governo prima della maggioranza giallo verde (fra Salvini e Di Maio). Bene, sentite che cosa dice: “Con il si si avrebbero più danni che risparmi”.

Insomma, non si può dare per scontata una vittoria per i “favorevoli” per i motivi che abbiano ricordato. Italia Viva e una parte dei 5Stelle (proprio loro) sono pronti a marciare in senso contrario rendendo l’esito della consultazione abbastanza incerta.

Alla ricerca del voto utile

Si nutre speranza per il voto utile (da chiedere ai partiti più piccoli che non hanno speranza di ottenere buoni risultati). Questo potrebbe andar bene per le regionali di settembre, ma non per il referendum in cui il “ni” non conta nulla. Il governo rischia? Come si può affermare il contrario in una situazione politica così confusa.

Per alcuni, il Conte 2 è morto e sepolto. Per altri, invece, rimane l’unica occasione per uscire dalla crisi sanitaria ed anche economica.

 Per la malattia di Berlusconi, le acque sono meno agitate e le polemiche meno violente. Pensate: Di Maio che considerava il Cavaliere l’orco, l’uomo nero , un gangster è stato tra i primi a fargli gli auguri di una pronta guarigione.

Ottimo comportamento, meno buono quello del ministro dei trasporti Paola De Micheli che sul fantomatico ponte sullo Stretto vorrebbe costruire una pista ciclabile. “Meglio una per i monopattini”, le risponde un collega che la prende a ridere.