Lucio Fero

Angelino Alfano, neanche ponti d’oro a nemico che fugge…

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Angelino Alfano in una foto d’archivio Ansa

ROMA – Angelino Alfano al prossimo giro non sarà candidato, quindi non sarà in Parlamento e non sarà neanche ministro. Molla, si chiama fuori. Lui, lo stesso Angelino Alfano che da forse cinque governi e quattro legislature più o meno c’era sempre. Stava con Berlusconi, di cui a un certo punto fu indicato come il cosiddetto “delfino”. E’ stato da solo, è stato con Renzi, ora è di nuovo solo.

E forse molla proprio per questa insostenibile solitudine politica, sua e di Ap, il suo, fino a un certo punto, partito. Un bel pezzo del suo partito vuole andare alle elezioni con Berlusconi resuscitato. E la cosa ha un senso, altro che se ce l’ha. Destra-Centro con buone probabilità di vincere le prossime elezioni e allora rinforzare la gamba di Centro perché sia Berlusconi e non Salvini-Meloni a dare le carte di governo. E poi, che non guasta, andare a fornire un po’ di soccorso al più probabile vincitore.

Un altro bel pezzo del suo partito vuole andare alle elezioni in alleanza con Renzi, con il Pd di Renzi. E la cosa ha un senso. Hanno governato insieme e, nonostante la vulgata, hanno fatto insieme cose buone al governo. Per di più il Destra-Centro o Centro-Destra che sia o sarà ha forse un tasca la vittoria elettorale ma ha in corpo una quasi congenita incapacità di governare sul serio. Governare con Salvini che vuole massima tassa al 15 per cento e il ritorno della lira e la chiusura delle frontiere? Resta che Renzi le elezioni probabilmente le perde e andar con lui…

Un altra parte del partito di Alfano non sa che fare ed è in un discreto panico, quello che prende chi non sa su quale bus salire alla fermata e li perde entrambi. E’ forse per questa solitudine politica che Angelino Alfano molla.

O forse molla per altra insostenibile solitudine. Angelino Alfano è stato ed è nella rappresentazione della vita politica italiana il perfetto interprete della parte del poltronista, quello che sta sempre attaccato e seduto su una sedia di potere. Senza troppi voti, senza grande consenso, sempre lì, al governo. Non una figura simpatica. Bene, può darsi che Alfano non ne possa più di esser vissuto così dalla pubblicistica e da gran parte della pubblica opinione. Può darsi si sia detto: sapete che c’è di nuovo? Vi mollo, così imparate…

Oppure può darsi Angelino Alfano sia stato semplicemente sfinito, dalla parte in commedia e/o dal lavoro politico. Come che sia, molla.

Ma in questo ormai indefinibile luogo che è la vita pubblica italiana il mollare non guadagna ad Alfano neanche un sospiro di soddisfazione, neanche un soddisfatto arrivederci a mai più. L’Italia che invoca e intona come mantra il “vai a casa”, quando uno a casa ci va, neanche un buonasera.

L’Italia, alta e bassa, dai giornali ai social, ignora il motto, il consiglio e il comportamento suggerito da saggezza secolare: al nemico che fugge ponti d’oro…E invece no, se un pezzo grosso della casta va a casa l’Italia che lo considerava un nemico gli regala non un ponte d’oro perché si allontani in fretta ma il sospetto e, peggio ancora l’indifferenza ostile.

Per Angelino Alfano che va a casa il sospetto che voglia saltare solo e soltanto questo giro e che saltarlo sia manovra per riapparire al prossimo giro. E soprattutto un sostanziale chi se ne frega se molla il leader di un partito di governo, uno che è stato ministro degli Interni e degli Esteri. Chi se ne frega e neanche un meno male. La reazione è quella di una curva ultras di fronte al giocatore avversario-nemico a terra: non è vero, finge e comunque in coro: devi morire, devi morire…

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